Storie Web martedì, Gennaio 27
Dopamina, algoritmi e minori: al via negli Usa il processo ai social

Gli adolescenti sembrano più vulnerabili perché il loro cervello è ancora in costruzione e perché, proprio in quella fase, iniziano a misurare il proprio valore guardando ai coetanei. I social offrono un flusso continuo di micro-ricompense. Ogni swipe è una promessa. Ogni notifica un richiamo. L’assenza, al contrario, diventa avversiva. La paura di perdersi qualcosa rende l’offline scomodo, quasi doloroso. Il risultato è un ciclo di rinforzo che spinge a tornare sullo schermo come meccanismo di difesa.

Cosa dice la letteratura scientifica?

E’ stata misurata una correlazione crescente tra uso intensivo dei social e segnali di disagio psicologico. La parola chiave, però, resta “correlazione”. Le evidenze causali definitive sono ancora oggetto di dibattito scientifico. Ed è qui che il processo diventa interessante: la giuria dovrà decidere se il design delle piattaforme abbia superato una soglia di responsabilità, anche in assenza di una prova causale granitica. In altre parole, se l’architettura dell’esperienza digitale possa essere considerata di per sé un fattore di rischio.

Negli ultimi anni il dibattito sui minori e i social è cambiato profondamente. Prima la colpa era degli utenti, poi dei genitori. Oggi il focus si sposta sulle piattaforme. Non più solo cosa viene mostrato, ma come. Non solo moderazione dei contenuti, ma progettazione dell’esperienza. È la transizione dal controllo editoriale al concetto di health-by-design.

Il caso virtuso del Safe for Kids Act

In questo spazio si inserisce l’esperienza dello Stato di New York, spesso citata come laboratorio normativo. Il SAFE for Kids Act, firmato nel giugno 2024, interviene direttamente sul design delle piattaforme, limitando i feed algoritmici che creano dipendenza e vietando le notifiche notturne ai minori senza consenso genitoriale verificabile. È una legge strutturale, ma ancora sospesa in attesa dei regolamenti attuativi.

Diversa l’impostazione della legge S4505/A5346, firmata nel dicembre 2025 ed efficace dal 2026. Qui la tutela passa attraverso warning obbligatori, chiari, non “skippabili”, basati su evidenze scientifiche aggiornate dall’autorità sanitaria. Il social viene trattato come un prodotto potenzialmente nocivo per la salute mentale. Il messaggio è diretto, quasi brutale. I limiti, però, sono evidenti: i warning informano ma non modificano l’architettura che genera dipendenza, e le sanzioni previste sono contenute, facilmente assorbibili da piattaforme globali. Il segnale culturale è forte. Quello economico molto meno.

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