Storie Web domenica, Gennaio 18
Doc Sicilia: export stabile negli Usa, primi segnali di crescita in Asia

La Doc Sicilia archivia il 2025 con una vendemmia da circa 3 milioni di ettolitri su 97 mila ettari vitati e riporta il comparto su livelli produttivi più regolari dopo due annate complesse. Un dato che consolida il ruolo dell’Isola tra le principali regioni viticole italiane per volumi e superficie e consente una gestione più equilibrata dei flussi verso il mercato: i vini Doc Sicilia confermano la tenuta sul mercato statunitense e registrano segnali di crescita nell’area asiatica. È questo il quadro che emerge dal bilancio di fine anno del Consorzio di Tutela vini Doc Sicilia presieduto da Antonio Rallo. Il Consorzio oggi rappresenta oggi oltre 7.000 viticoltori e circa 500 imbottigliatori, per una produzione complessiva che supera gli 80 milioni di bottiglie. Un sistema produttivo diffuso sull’intero territorio regionale che contribuisce alla presenza strutturata dei vini siciliani sui mercati internazionali e sostiene il posizionamento della Doc Sicilia in una fase di progressiva ridefinizione degli equilibri del comparto vitivinicolo.

«Dopo due annate complesse, la vendemmia 2025 segna un ritorno a livelli produttivi più regolari», afferma Camillo Pugliesi, direttore del Consorzio di Tutela vini Doc Sicilia, sottolineando come la stabilità produttiva rappresenti un fattore determinante per sostenere le strategie commerciali della denominazione.

Export: Stati Uniti mercato chiave, Asia area in osservazione

Sul fronte estero, il 2025 conferma gli Stati Uniti come principale mercato extra Ue per i vini Doc Sicilia. In un contesto reso più articolato dalle politiche commerciali e da una concorrenza crescente, il mercato americano ha mostrato una tenuta complessivamente positiva, consentendo alla denominazione di mantenere le proprie posizioni.

Accanto al mercato statunitense, emerge l’area asiatica come ambito di potenziale sviluppo. Nel corso del 2025 si è registrato un interesse crescente verso i vini siciliani, sostenuto in particolare dalla domanda di vini bianchi e da una maggiore attenzione all’origine e alla distintività del prodotto. In questo quadro, il Consorzio ha intensificato le attività di promozione e comunicazione mirate, con l’obiettivo di costruire una presenza più strutturata nel medio periodo. «Viviamo in un momento storico e geopolitico non facile ma il nostro compito è quello di continuare a produrre vini di qualità e di promuovere la Sicilia del vino come contenitore e brand che racconta un’isola straordinaria: dalla storia, alla natura, fino alla cultura gastronomica – dice Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia che raggruppa un centinaio di produttori per un fatturato aggregato da 300 milioni (si legge sul sito) – . Sia nei nuovi mercati da esplorare – come il Sud America, o alcuni paesi del Sud-est asiatico – che nei mercati dove la presenza del vino siciliano è ormai solida, non si può ignorare il cambiamento dei gusti e dei consumi. Ma questo non significa rinunciare alla propria identità vinicola che lega i vini ai nostri territori. Continueremo nel nuovo anno che sta per arrivare a promuovere il vino siciliano su un doppio binario: attraverso gli incoming nelle nostre cantine e gli incontri all’estero attraverso le masterclass e i tasting. Questo doppio fronte ci consentirà di spingere su due fattori importanti per il comparto: l’enoturismo e la produzione».

Bianchi in crescita: Grillo e Lucido trainano la domanda

Dal lato dell’offerta, il mercato ha evidenziato una crescente domanda di vini bianchi, con Grillo e Lucido (Catarratto) tra le varietà più richieste. Una tendenza coerente con l’evoluzione dei consumi internazionali, orientati verso prodotti caratterizzati da freschezza, versatilità e moderata gradazione alcolica.

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