Storie Web martedì, Febbraio 27
Notiziario

Novak Djokovic, dieci volte vincitore degli Australian Open, è tra i favoritissimi a Melbourne. Sa che nelle fase finali del torneo avrà degli avversari durissimi, ma forse non pensava di faticare così tanto con Taylor Fritz, che aveva sconfitto otto volte su otto e con cui aveva perso appena due set (a fronte di diciotto vinti). E invece il primo set è stato durissimo. Ci è voluto un Djokovic d’annata per vincere il tie-break. E mai come stavolta ha dovuto fare tutto da solo. Quando ha avuto bisogno dell’aiuto del suo staff non ha trovato collaborazione.

Il modo che ha di vivere le partite è unico. Diverso da Federer e Nadal, ma pure da Alcaraz e Sinner. C’è chi lo ama pure per questo. Djokovic si muove a tutto tondo, pensa a quello che deve fare in campo ma pure fuori e in un momento delicato, sul 6-5 per Fritz nel primo set, quando si è accomodato sulla sua panchina ha chiesto la collaborazione del suo folto staff. Ma nessuno lo ha ascoltato e soprattutto nessuno in quel momento lo stava osservando. Una scena surreale.

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L’americano era avanti, Djokovic sapeva di essere spalle al muro. Doveva tenere il servizio e vincere il tie-break. Aveva bisogno di energie e doveva rifocillarsi. Il numero 1 al mondo cerca qualcosa nella sua borsa, inizialmente non la trova, poi la recupera, si gira e guarda il suo angolo. Ma né Ivanisevic né i suoi collaboratori hanno occhi su di lui.

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Djokovic fa dei segni, nella speranza che lo vedano, niente da fare. Si sbraccia, alza la mano con vigore, saluta, come se stesse partendo per un viaggio. Niente. Nessuna reazione. Le telecamere continuano a riprendere tutto. Djokovic perde la pazienza. Stupito forse anche dal fatto che nessuno lo pensi. Caccia un urlo. Farsi sentire è complicatissimo. Perché con migliaia di spettatori chiassosi ci vuole un tenore. Poi continua a guardare fisso verso il suo box, si mette le mani agli occhi, con un gesto chiarissimo, e dice in italiano: “Guardatemi”. Dopo poco salva due setpoint e vince un tie-break in modo straordinario.

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