Storie Web giovedì, Febbraio 29
Notiziario

Subito un “Fondo straordinario” da 10 milioni, destinati a curare anoressia e bulimia. E, a regime, trentadue prestazioni totalmente gratuite per i pazienti, a cominciare dal 1 aprile. Il ministro della Salute Orazio Schillaci mette così un argine al montare delle polemiche sul mancato rinnovo in legge di Bilancio del Fondo da 25 milioni per i disturbi alimentari, istituito con la manovra per il 2022 e in scadenza il prossimo 31 ottobre.

E intanto si toglie qualche sassolino dalla scarpa: «Le Regioni – avvisa nel question time alla Camera con le opposizioni sul piede di guerra – a oggi hanno impegnato il 59% del finanziamento e speso solo il 3% delle risorse». Come dire che i ritardi nella lotta ai disturbi del comportamento alimentare, sulla falsariga di quanto avvenuto per le liste d’attesa dove il miliardo circa stanziato dagli anni del Covid è rimasto in parte nelle casse regionali, allignano tra i territori

10 milioni nel Milleproroghe in commissione alla Camera

Intanto, se la maggioranza plaude all’annuncio, le famiglie che venerdì 19 si erano date appuntamento nelle piazze italiane per protestare dovranno attendere che il nuovo tesoretto di 10 milioni prenda corpo nell’emendamento annunciato da Schillaci al decreto Milleproroghe, ora in commissione sempre alla Camera.

Ticket ancora da pagare

E soprattutto, dovranno continuare a pagare il ticket per prestazioni che in teoria andrebbero ricondotte a un unico “pacchetto” di presa in carico del paziente con disturbi alimentari. Oggi solo nove esami sono completamente gratuiti mentre per molti altri necessari – dalla densitometria ossea all’elettrocardiogramma fino all’erogazione di ‘pasti assistiti’ nei day service dedicati – scatta la compartecipazione. Con ricadute pesanti sia dal punto di vista del portafogli sia da quello dell’appropriatezza dei percorsi di presa in carico: ad esempio gli esami del sangue una ragazza bulimica che vomita tutti i giorni deve ripeterli almeno 2-3 volte la settimana e si paga un ticket per ciascuno dei tre pasti seguiti da un nutrizionista sempre nell’arco di sette giorni.

Solo in ospedale prestazioni tutte gratuite

Spese che si sommano al dolore delle famiglie e alle difficoltà dei pazienti. Che sono tanti, spesso giovanissimi e che rischiano di pagare un grave tributo anche in termini di disabilità e decessi. Quasi quattromila solo l’anno passato. Allora, per “resistere”, scatta l’inappropriatezza: si va non negli ambulatori – che dove sono stati realizzati dovrebbero essere la scelta d’elezione – ma in ospedale perché solo il ricovero, che sarebbe indicato nei casi gravissimi e quando serve una riabilitazione, consente di ottenere tutte le prestazioni senza pagare. E il pronto soccorso diventa l’imbuto che attrae pazienti e famiglie, anche quando non sarebbe la scelta opportuna.

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