
Che l’alimentazione mediterranea sia il modello nutrizionale ideale è ormai acclarato. Grazie all’equilibrio di macro e micronutrienti, oltre che ad un valido apporto in fibre per la presenza delle classiche cinque porzioni di vegetali oltre che di un sufficiente quantitativo di cereali integrali, è considerata quanto di meglio in termini di salute e prevenzione si possa ottenere. Il tutto, considerando anche l’impatto positivo che aspetti sociali come la convivialità e i “tempi” di preparazione dei cibi, secondo le nostre ricette tradizionali e gli ingredienti più sani. Il nostro modello alimentare, insomma, va bene per tutti. E a tutte le età. Ma ci sono persone per le quali discostarsi da queste indicazioni generali potrebbe essere ancor più sbagliato. Perché i vantaggi sono ancora maggiori. Come riconoscere chi davvero non può fare a meno delle abitudini dei nostri nonni? La risposta potrebbe venire da una ricerca cinese, pubblicata su Life Metabolism. Grazie ad un semplice prelievo di sangue si potrebbe infatti conoscere il valore di un “segnalatore” post-prandiale, chiamato SPARC: se rilevato dopo un’ora dal termine del pasto indica chi trarrà maggiori benefici dall’adozione di una dieta mediterranea. E soprattutto è una sorta di “avanguardia” verso la nutrizione di precisione.
Modelli alimentari a confronto
Lo studio è stato coordinato da Jiqiu Wang e Guang Ning del Ruijin Hospital della Shanghai Jiao Tong University ed ha coinvolto per sei mesi 235 adulti cinesi con sovrappeso o obesità e prediabete. I partecipanti sono stati assegnati a tre diversi modelli alimentari a restrizione calorica: nel primo gruppo si è puntato sulla classica alimentazione mediterranea, nel secondo sulla dieta Jiangnan (modello alimentare salutare tradizionale del delta del fiume Yangtze, caratterizzato da un alto consumo di verdure di stagione, pesce d’acqua dolce, legumi e riso integrale, con un uso moderato di olio di colza e carne rossa, con cottura soprattutto a vapore e bollitura) o una dieta di controllo “moderna” della zona di Shanghai. Per tutti è stato proposto un calo di un quarto delle calorie totali attraverso pasti controllati per cinque giorni a settimana.
Ecco il segnalatore
Nel percorso di valutazione sono stati misurati i valori nel sangue di SPARC, una proteina secreta associata all’infiammazione adiposa, a digiuno, 1 ora e 2 ore dopo l’assunzione di glucosio. Risultato: le rilevazioni a un’ora dall’assunzione di glucosio al basale, non quello a digiuno o a 2 ore, ha predetto prediceva l’entità del miglioramento metabolico nel gruppo sottoposto a dieta mediterranea. Gli individui con livelli basali di SPARC a un’ora più bassi, inoltre, hanno mostrato un trend di miglioramento più efficiente nella resistenza all’insulina, nell’insulina a digiuno e nella glicemia a digiuno dopo sei mesi di aderenza alla dieta con restrizione calorica. Questi tracciati di possibile interferenza metabolica non si sono osservati in chi seguiva la dieta Jiangnan o quella di controllo, a far ipotizzare un’interazione metabolica specifica per l’alimentazione mediterranea. Insomma: la misurazione di SPARC a un’ora dal pasto ha agito come valido predittore per capire chi più di altri poteva trarre vantaggi ancor maggiori dall’alimentazione mediterranea. Così, dunque, un singolo biomarcatore postprandiale potrebbe aiutare a identificare gli individui con maggiori probabilità di ottenere significativi benefici cardiometabolici da questo modello alimentare.
Una proteina multifunzione
“Lo studio è sicuramente di grande interesse, anche alla luce delle conoscenze su SPARC, una proteina che può avere diverse funzioni, anche in base alle cellule che ne favoriscono la produzione– commenta Michelangelo Giampietro, specialista in Scienza dell’Alimentazione, Direttore Istituto medicina Sport- Sport e Salute. Ad esempio quella prodotta in corso di attività muscolare (organo endocrino-immunitario) sembrerebbe che abbia un effetto benefico nel tempo e nella fase di adattamento, andando a spiegare il potenziale positivo per l’organismo. In questo caso specifico, parlando di produzione legata al tessuto adiposo, un calo della proteina SPARC nella prima ora avrebbe azione antinfiammatoria e quindi può aiutare chi fa la dieta mediterranea. Quindi occorre capire la doppia valenza di SPARC, che addirittura in epoca Covid era stata proposta come rilevatore per registrare i vantaggi dell’attività fisica. Quello che si può dire, in conclusione, è che abbiamo un tassello in più per spiegare il valore dell’alimentazione mediterranea e dei suoi vantaggi anche e soprattutto in caso di sovrappeso e dismetabolismi”.











