Storie Web giovedì, Marzo 19

“Il diabete è una malattia sociale – afferma la senatrice Daniela Sbrollini – che impatta sulla vita dei pazienti e sull’economia sanitaria. La prevenzione e l’attività fisica devono diventare strumenti concreti, promossi anche attraverso incentivi e politiche mirate”.

Superare la frammentazione

“Rafforzare le politiche di prevenzione, migliorare l’accesso alle cure, promuovere stili di vita sani, sostenere l’innovazione nella gestione del diabete. Questi secondo la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) sono gli stream di intervento. “Per battere questa pandemia silenziosa bisogna superare la frammentazione: solo collegando clinica, innovazione, digitale e politiche sanitarie possiamo garantire cure personalizzate e accesso equo a tutti i pazienti – afferma Buzzetti –. E su queste linee programmatiche FeSDI ha già messo a segno alcuni importanti successi: come l’abolizione della nota 100 di AIFA che ha semplificato la prescrizione di alcune terapie innovative. Nella to do list adesso spicca la valorizzazione dell’attività fisica come terapia. “FESDI – ricorda la Buzzetti – sostiene l’inserimento della prescrizione dell’esercizio fisico tra gli strumenti di prevenzione e cura del Ssn. Perché l’esercizio fisico non è solo prevenzione ma una vera e propria terapia per molte patologie croniche.”

Anche Fiaso e Federsanità hanno dato un contributo a questo brainstorming altissimo degli Stati Generali. “C’è bisogno di una presa in carico ‘olistica’ complessiva che parta dal territorio e che comprenda tutte le figure che possono intercettare il bisogno: Mmmg, specialisti anche di altre branche, la scuola ma anche gli stessi familiari – commenta Giuseppe Quintavalle, presidente Fiaso-. C’è un sommerso importante da intercettare. E le Case di Comunità lavoreranno in stretta collaborazione con la specialistica, anche di secondo e terzo livello (per una presa in carico declinata secondo complessità e intensità di cura). Ma accanto a questo c’è anche bisogno di un supporto sociale e far sì che queste persone vengano seguite e si avvicinino a stili di vita corretti, che si sia un monitoraggio di dati e una continuità di cure, che non sia solo farmacologica, ma che si prenda carico anche degli aspetti psicologici: spesso dietro l’obesità o un diabete mal trattato ci sono situazioni di deprivazione sociale, che dobbiamo far emergere. Non più una sanità fine a sé stessa, ma una sanità orientata al bisogno complessivo del cittadino”.

Una presa in carico efficace

“Gli Stati Generali sono l’occasione per riflettere su uno dei problemi principali del Ssn, cioè la gestione e la presa in carico delle persone affette da diabete – commenta Fabrizio d’Alba, presidente Federsanità -. È un caso emblematico, che fa scuola perché attraverso il ripensamento della rete assistenziale, delle reti professionali, delle reti di integrazione dell’assistenza del diabete avremo competenze, conoscenze, modelli da usare anche per altre malattie croniche. Il nostro Ssn e di welfare trovano il loro grande limite d’azione nella sostenibilità. Pensare nativamente le attività come integrate aiuta a garantire sostenibilità al sistema. Come presidente di Federsanità abbiamo lavorato molto sull’integrazione ospedale-territorio. Ma il diabete ci insegna che è necessario spingere ancora più l’integrazione tra sanità e sociale, perché questa condizione richiede grande attenzione agli stili di vita; e questo fa sì che anche figure non sanitarie possano collaborare a migliorare lo stile di vita delle persone, l’aderenza alle terapie e l’informazione. Se il diabete diventa patrimonio di tutti in termini di conoscenza, riusciremo ad intercettare prima queste persone, in uno stato di bisogno che richiederà una presa incarico a più bassa intensità e una minore onerosità”.

Gli Stati Generali sul Diabete 2026 si confermano dunque un laboratorio di idee e alleanze: perché il diabete non è più solo una questione medica, ma un terreno sul quale sperimentare innovazioni, prevenzione e strategie sostenibili per l’intero servizio sanitario italiano.

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