«I settori maggiormente esposti ai dazi rimangono quelli delle auto e dei componentisti. Tra gli altri settori impattati, l’alimentare e il beverage ed i beni di lusso dove però vediamo maggiore resilienza legata alla minore elasticità della domanda al prezzo ed alla possibilità dei clienti di sostituire parzialmente gli acquisti nel paese con quelli effettuati all’estero. Esclusi invece al momento dai dazi i prodotti farmaceutici, semiconduttori, rame, oro, legname e in generale alcuni prodotti non reperibili negli Usa». Così gli analisti di Intermonte all’indomani dell’annuncio dei dazi in vigore dai prossimi giorni sui beni importati in Usa.

Effetto: crescita nulla Pil 2025

«Sarà importante verificare le reazioni dei Paesi colpiti dai dazi ed eventuali strategie negoziali con gli Usa o di politica industriale per ridurre gli effetti negativi delle nuove tasse», osserva la casa di investimento L’impatto sulla crescita stimata del Pil italiano «viene indicato in circa -0,4/-0,5% da Confindustria che prevede, con l’effetto dei dazi, una crescita quasi nulla del Pil nel 2025 (+0,2%)». Al momento «non è ancora chiaro quale sarà la risposta della Ue ai nuovi dazi e come deciderà di reagire il governo italiano per proteggere i settori e le società impattate – conclude Intermonte – Alcuni paesi sembrano intenzionati a proporre delle concessioni agli Usa come nel caso di Canada (considera la possibilità di togliere dazi nel caso in cui lo facessero anche gli Usa), Messico (al momento non si prevede una contro-reazione immediata), Vietnam che prevede tagli dei dazi all’import da Usa ed India sulle auto elettriche».

L’agroalimentare

Il dazio al 20% su tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy porterà a un rincaro da 1,6 miliardi per i consumatori americani, con un calo delle vendite che danneggerà le imprese italiane, oltre ad incrementare il fenomeno dell’italian sounding. È quanto stima la Coldiretti in merito all’annuncio del presidente americano Donald Trump di imporre delle tariffe aggiuntive su tutte le merci europee. Al calo delle vendite va poi aggiunto il danno in termini di deprezzamento delle produzioni, da calcolare filiera per filiera, legato all’eccesso di offerta senza sbocchi in altri mercati. Occorre ora lavorare a una soluzione diplomatica che venga portata avanti in sede europea, conclude Coldiretti.

Tremila buyer americani a Vinitaly

I dazi reciproci del 20% al vino italiano ed europeo annunciati da Trump non fermano gli operatori Usa in partenza per Verona. Sono infatti oltre tremila i buyer americani confermati alla 57esima edizione di Vinitaly (Veronafiere, 6-9 aprile): un dato che replica il primato dell’anno scorso. «La presenza degli operatori statunitensi è una notizia incoraggiante per le aziende e per Vinitaly», commenta Adolfo Rebughini, Dg di Veronafiere, spiegando che «si apre uno scenario incerto che impatterà sulla geografia del nostro export. Condividiamo le preoccupazioni del settore e per questo mettiamo a disposizione delle organizzazioni la piattaforma di Vinitaly per facilitare eventuali accordi diretti tra imprese, associazioni italiane e importatori-distributori del nostro primo mercato di destinazione extra Ue».

Nella delegazione complessiva dei tremila operatori Usa a Vinitaly, sono presenti anche i 120 top buyer statunitensi (10% del contingente totale del piano di incoming 2025) selezionati, invitati e ospitati da Veronafiere e ICE, provenienti prevalentemente da Texas, Midwest, California, Florida e New York.

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