Si va dal Lesotho, che per dirla con lo stesso Donald Trump è un paese «di cui nessuno ha mai sentito parlare» fino alla Birmania (Myanmar) devastata dai terremoti, passando per la vaniglia del Madagascar e i pinguini dell’Antartide. La lista dei dazi di Trump è un giro del Mondo in un solo giorno, che sconfina in alcuni assurdi geografici.
Shock di politica commerciale
Capovolgendo decenni di politica degli Stati Uniti e minacciando di scatenare una guerra commerciale globale, Trump ha annunciato il 2 Aprile una serie di tariffe che ha detto essere state concepite per impedire che l’economia statunitense venisse «ingannata».
La lista comprende le maggiori economie mondiali, a partire da Cina e Ue, ma compaiono anche nomi bizzarri: per esempio, tra i paesi pià colpiti, c’è la Cambogia, un’economia in via di sviluppo in cui il 17,8% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, ma si è vista affibbiare un’aliquota tariffaria del 49%. Più della metà delle fabbriche del paese sarebbero di proprietà cinese: il paese produce abbigliamento, tessuti e soprattutto calzature. Nel 2024, la Cambogia ha esportato beni per un valore di 9,92 miliardi di dollari negli Stati Uniti, in aumento dell’11,4%, mentre le importazioni statunitensi in Cambogia sono ammontate a 264,15 milioni di dollari, in aumento del 2,7%. Il volume totale degli scambi bilaterali tra le due nazioni ha raggiunto i 10,18 miliardi di dollari, con un aumento dell’11,2% rispetto al 2023.
Il Sud-Est asiatico
Al secondo posto c’è un’altra nazione, sfortunata, dell’Asia: il piccolo, misero e senza mare Laos, un paese pesantemente bombardato dagli Stati Uniti durante la guerra fredda, con il 48% di dazi: il tasso di povertà è del 18,3%. Non molto indietro ci sono il Vietnam, paese che si sta industrilizzando, con il 46% e il Myanmar, colpita da un disastro naturale e con un passato di guerra civile a seguito di un colpo di stato militare del 2021, con il 44%.
Lesotho & Liberia
Anche l’Africa è finita nel mirino: oltre a grandi paesi come la Nigeria, la scure delle tariffe si è abbattuta sullo sconosciuto Lesotho, reso appunto famoso da Trump in un discorso, con il 50% di tariffe: piccola enclave montagnosa dentro al Sudafrica, il paese ha il secondo livello più alto di infezione da HIV al mondo. E poi sull’isola esportatrice di vaniglia del Madagascar , non proprio una potenza economica, e sull’altrettanto marginale Botswana, che però è il regno dei diamanti dove la multinazionale De Beers ha un grosso peso. Nella lista africana c’è anche la Liberia, paese colpito dalla piaga dalle gang criminali di giovani, che negli Stati Uniti è noto forse per un vecchio successo di Michael Jackson degli Anni Ottanta: Liberian Girl.