Svelate le cinque startup vincitrici del bando Deep Tech Revolution che assegna un finanziamento complessivo per 1 milione di euro mirato a favorire lo sviluppo di progetti imprenditoriali innovativi ad alta tecnologia: l’ente nazionale di ricerca Area Science Park, infatti, ha annunciato i nomi delle giovani realtà imprenditoriali che otterranno fondi, 200 mila euro ciascuna, di cui metà in denaro e metà in servizi dedicati alla ricerca e sviluppo. Il programma inoltre prevede una fase di accompagnamento dalla durata totale di un anno e due study visit internazionali che consentiranno ai partecipanti di entrare a stretto contatto con le realtà di innovazione e ricerca principali attraverso attività di networking con ricercatori, esperti e imprenditori, visite presso i centri di eccellenza e bootcamp formativi; in aggiunta, sia gli startupper dei progetti finanziati che i ricercatori potranno, per la prima volta, accedere ai laboratori di Area Science Park per indagini strumentali, biologia strutturale, cellulare e molecolare, analisi di nanomateriali e altri materiali innovativi oltre all’infrastruttura di calcolo High Performance Computing con il laboratorio di Data Engineering, inclusa la rete dei dimostratori del Digital Innovation Hub.
«Il percorso Deep Tech Revolution rappresenta per Area un’ambiziosa sfida all’interno della strategia dell’Ente, nata dalla convergenza tra la consolidata esperienza in innovazione e generazione di impresa e le competenze nella ricerca scientifica di recente sviluppo. Il progetto sostiene idee e iniziative ad alto rischio, che proprio per la loro natura innovativa incontrano maggiori difficoltà nel trovare finanziatori. In questo contesto, il ruolo di Area Science Park, in quanto ente pubblico di ricerca, può essere determinante nel creare le condizioni affinché queste progettualità possano emergere e svilupparsi, assorbendo una parte del rischio che il mercato, in alcuni casi, non è ancora disposto a sostenere» ha spiegato la presidente di Area Science Park Caterina Petrillo.
Dai supercondensatori per la mobilità elettrica alle comunicazioni ottiche satellitari e i superfood futuristici, tra i vincitori c’è Soundsafe Care: uno spin-off accreditato della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che intende ridisegnare gli standard della chirurgia con tecnologie a ultrasuoni e robotica attraverso il progetto Zero scar (ØSCAR 2.0). Il team, infatti, è occupato nello sviluppo di dispositivi in grado di effettuare procedure extracorporee precise eliminando il ricorso a incisioni ma soprattutto proteggendo i tessuti sani circostanti attraverso ablazione localizzata e robot-assistita di tessuto tumorale. E poi c’è il progetto romano dal titolo US4BIOMA: Ultrasounds for Bioeconomy of Microalgae di Yeastime che sviluppa soluzioni deep tech per l’ottimizzazione dei processi biotecnologici mediante la stimolazione a ultrasuoni. Nello specifico, il progetto vede lo sviluppo di nuovi sistemi per la coltivazione di microalghe attraverso moduli a ultrasuoni in diverse configurazioni di reattori: la startup, infatti, punta a migliorare la produttività della biomassa e potenziare l’accumulo di composti bioattivi di alto valore affinché tali sostanze possano trovare applicazione nei cosiddetti novel food, il settore della nutraceutica e delle biotecnologie industriali. Nominata tra i vincitori anche la startup innovativa Novac di Modena con il progetto SCARF – Structural supercapacitor pack for Automotive applications embedded in a Reinforced carbon Fiber shell che ha l’obiettivo di migliorare un supercondensatore da accoppiare ai pacchi batteria utilizzati nel settore automotive così da fornire una potenza extra ai veicoli. La tecnologia adottata, infatti, consentirebbe di integrare il condensatore all’interno di un guscio in fibra di carbonio occupando volumi del veicolo solitamente inutilizzati e permettendo d’altra parte una riduzione delle dimensioni della batteria principale.
Il quarto progetto scelto si chiama SuperSwitch – Scalable HTS Switching Devices for Efficient Superconducting Power Systems e a proporlo è lo spin-off Magnetic Future dell’Università Mercatorum e dell’Università di Bologna che vuole validare una classe di interruttori superconduttori ad alta temperatura (HTS) nonché parti essenziali per le flux pump: in altri termini, sono alimentatori innovativi che migliorano l’efficienza dei magneti dal punto di vista energetico. E, infine, c’è la startup milanese SatEnlight occupata nelle comunicazioni terrestri e satellitari a proporre con Unlocking the full potential of Optical Communications ben due brevetti per un sistema di ricezione ottica basato sul momento angolare orbitale (OAM) che sfrutta i “vortici ottici” per multiplare più canali di dati su un singolo raggio laser, aumentando così l’efficienza della larghezza di banda in maniera importante. La loro missione, infatti, è quella di stabilire un nuovo standard per le comunicazioni spaziali ad alte prestazioni.
“Siamo stati davvero colpiti dalla qualità delle proposte presentate. Dimostrano non solo un eccezionale livello di eccellenza scientifica e tecnologica, ma anche un vivo interesse nel tradurre questi risultati in benefici per la società. L’iniziativa si mostra molto solida e promette grandi sviluppi per il futuro» ha affermato Pablo Garcia Tello, capo sezione sviluppo progetti e iniziative UE del CERN di Ginevra, che ha presieduto la commissione che ha valutato i progetti e selezionato le 5 startup assegnatarie dei fondi. Infatti, dalle 187 di manifestazioni di interesse agli 80 progetti che hanno finalizzato al candidatura, la partecipazione ha coinvolto ben 14 regioni su 20 con poli trainanti come Roma, Trieste, Udine, Bologna e Padova ma anche con una presenza significativa nel Mezzogiorno, sufficiente per disegnare una mappa dell’innovazione che intreccia capitale umano, ricerca e impresa, ed evidenzia una maturità crescente e una qualità progettuale sempre più solida su scala nazionale.

