Storie Web mercoledì, Aprile 1

Ed è stata l’esponente della Nato Janet Blatny a spiegare durante il convegno come l’ambiente virtuale sia diventato oramai un luogo imprevedibile. Un dibattito dove, insieme alla professoressa associata di Relazioni internazionali alla John Cabot University e moderatrice Simone Tholens e alla direttrice del Dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma Anna Maria Giannini, è stato fatto il focus sugli strumenti per manipolare i processi mentali umani.

«Stiamo assistendo a un rapido sviluppo tecnologico e ci troviamo di fronte a diversi attori e avversari che – come affermato dalla ricercatrice NATO – sfruttano o tentano di sfruttare l’apertura della nostra società. Abbiamo visto l’influenza di diverse campagne elettorali, così come della disinformazione, della misinformazione e della propaganda. Pertanto, ciò che dobbiamo fare è rafforzare la nostra resilienza contro questo tipo di azioni di guerra cognitiva. La guerra cognitiva è un’area che dobbiamo approfondire, ed è per questo che è nato questo argomento, che riguarda anche la superiorità cognitiva».

Chi sono i bersagli “facili” delle guerre cognitive

Nel mirino delle guerre cognitive ci sono soprattutto i giovani adulti. Sono – come affermato dall’accademica Anna Maria Giannini – le fasce generazionali più esposte e che quindi potrebbero diventare dei bersagli facili.

Nonostante siano proprio loro i cosidetti nativi digitali, e quindi più abili nel destreggiare gli strumenti offerti da internet, allo stesso tempo sono più esposti agli aspetti emotivi legati alla navigazione nei flussi d’informazione. Ansia, depressione e stress sono soltanto alcuni dei disturbi individuati maggiormente.

Siti che diventano trappole, a cui si aggiungono le informazioni reperibili attraverso qualsiasi social network. «L’esposizione a informazioni che sono contrastanti con i propri schemi mentali o contrastanti fra di loro possono generare paradossi a livello cognitivo o difficoltà nel tollerare ambiguità, incongruità e incertezza», le parole della professoressa.

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