
Il nodo delle denunce e la formazione che manca
A fronte di questo, restano stabili (e poche) le denunce: solo il 10% delle vittime di partner o ex partner denuncia, ma questo può non essere letto solamente come sfiducia nella giustizia e nelle istituzioni o difficoltà di arrivare a denunciare. «Il dato delle denunce – che risulta stabile – ci può indicare anche che le donne hanno individuato altri strumenti, che non sono necessariamente la denuncia, più adatti alla loro situazione per uscire dalla situazione di violenza, altri canali, come ci insegnano l’esperienza e le indagini dei centri antiviolenza su questo tema», spiega la Dirigente di ricerca Istat.
Per Muratore, la svolta può arrivare dalla formazione: «Lo vediamo soprattutto nelle indagini che riguardano gli stereotipi, sia tra gli adulti che tra i giovani. In entrambi i casi quello che colpisce è il cammino delle donne verso la consapevolezza e il superamento degli stereotipi di genere, mentre gli uomini restano decisamente indietro, senza cambiamenti apprezzabili». Inoltre, le ricerche mostrano che «a un maggiore livello di istruzione della madre in famiglia corrispondono meno stereotipi di genere, sia nei maschi che nelle femmine. Questo ci dice che una madre che ha fatto un cammino di istruzione – per come lo possiamo misurare cioè con i titoli di studio – lo stereotipo classico rispetto agli stereotipi di genere diminuisce».
I femminicidi: la casa resta il luogo più pericoloso
Per misurare la violenza c’è un altro dato che va considerato, quello tragico dei femminicidi. Il Servizio analisi criminale del ministero dell’Interno fornisce solo dati trimestrali, per cui gli ultimi a disposizione sono quelli al settembre scorso e mostrano un calo annuo degli omicidi in generale (-12%) e di quelli di donne (-20%), mentre le uccisioni commesse da partner o ex scendono solo del 4%. Su 151 uomini uccisi, 9 sono morti per mano da partner o ex, il 6%, 38 in ambito familiare e affettivo (38%). Su 73 donne uccise, 44 sono morte per mano dei compagni, cioè il 60%, percentuale che arriva all’83% se si considerano le donne uccise in ambito familiare o affettivo. Le donne, come dicevamo, se muoiono lo fanno prevalentemente in casa.
Eures: incidenza delle vittime donne mai così alta
Il XII Rapporto Eures 2025 sul femminicidio in Italia, calcolando i dati raccolti fino al 20 ottobre, sottolinea che le donne vittime di omicidio volontario (85 da inizio anno) sono state il 39% del totale, l’incidenza più alta mai registrata. Un femminicidio su tre riguarda vittime straniere e il rischio, dice il Rapporto, è cinque volte superiore a quello delle italiane. In generale, l’identikit dell’autore ci dice che è maschio, di mezza età e italiano in 7 casi su 10.
Anche per questa indagine, le donne muoiono in casa: in famiglia si registra il 93% delle vittime femminili, di cui il 71% ascrivibile alla coppia. Rilevante, poi, l’aumento del 50% del numero di donne uccise da ex coniugi/partner (passate da 10 a 15), «evidenziando una crescente difficoltà, da parte di alcuni uomini, ad accettare la fine della relazione», dice Eures.