Storie Web martedì, Aprile 23
Notiziario

Hanno alcune somiglianze e altrettante differenze, legate alle rispettive storie e Paesi di provenienza. Ma un tratto comune delle maison scelte da Philippe Camperio per entrare nella holding ChimHaeres è certo: l’autenticità legata a storie ultracentenarie. Autenticità, parola forse usata spesso in modo superficiale, ma che per l’imprenditore ha un significato chiarissimo: «Della joint venture che ho creato nel 2023 con una società di Abu Dhabi fanno parte oggi Borsalino, Zagato, Fogal e Vionnet – spiega Camperio –. Tutto iniziò anni fa proprio con l’acquisizione di una quota di maggioranza di Borsalino, che possiamo definire il più famoso produttore di cappelli al mondo, fondato nel 1857 ad Alessandria. La partecipazione è confluita in ChimHaeres e, visto che il rilancio di Borsalino è molto ben avviato, ora ci concentriamo in particolare su Vionnet e su Fogal, marchio svizzero di collant, e su Zagato, carrozziere e designer italiano di automobili».

Quattro maison che rappresentano un legame tra due secoli e che insieme contano quasi 500 anni: 166 sono quelli di Borsalino, 104 quelli di Zagato, 111 quelli di Vionnet e 102 quelli di Fogal. «Avere tanta storia alle spalle non significa appartenere al passato, specie nel settore del lusso e del lifestyle – aggiunge Camperio –. Al contrario, vuol dire aver attraversato con successo epoche e cambiamenti ed essere sempre pronti a rinnovarsi».

Una creazione di Madeleine Vionnet, 1931

Innovativo vuole essere anche il piano di rilancio dei vari marchi e in particolare della maison Vionnet: «Non siamo un fondo di private equity, il nostro orizzonte non è di breve periodo né speculativo – sottolinea il cofondatore e amministratore delegato di ChimHaeres –. Siamo convinti di poter dare la nuova linfa necessaria per riportare i marchi alla ribalta o rafforzarli ulteriormente, come nel caso di Zagato. Portiamo in dote risorse economiche e manageriali, guardando col massimo rispetto al dna dei marchi, dopo averli a lungo studiati, e allo stesso tempo intendiamo usare a nostro vantaggio la rivoluzione digitale in cui siamo immersi, dall’e-commerce all’intelligenza artificiale. Sempre però, in una Vionnet way».

Per la maison nata in Francia nel 1912 il primo passo è stato il lancio online, il 9 febbraio, della prima di tre capsule di una ventina di pezzi di pret-à-porter e accessori: le altre due arriveranno tra marzo e aprile e tra giugno e luglio. Oltre a essere omaggi al genio della fondatrice Madeleine Vionnet, le capsule hanno l’obiettivo di testare il mercato e risvegliare l’interesse per la maison in vista dello sviluppo commerciale. «Il nome della prima capsule è fortemente evocativo, Vivid memories of the future, e si lega al segno che Madeleine Vionnet ha lasciato: una stilista e imprenditrice che parlava di attenzione alle persone e all’ambiente quando ancora la parola sostenibilità non era stata creata», racconta Antonella Di Pietro, alla quale Philippe Camperio ha affidato la direzione di Vionnet e che ha coordinato tre stilisti indipendenti.

Il logo Vionnet disegnato da Thayaht, 1922

«Per i nostri “vividi ricordi del futuro” ci siamo concentrati su drappeggi, forme geometriche, effetti sfumati, nodi, frange e motivi grafici dell’artista italiano Thayaht – aggiunge Antonella Di Pietro –. Il suo vero nome era Ernesto Michahelles e a lui Madeleine Vionnet affidò il disegno del suo logo nel 1919, un’assoluta novità per una casa di moda, a sottolineare una volta di più quanto innovativa fosse la visione della fondatrice della maison». Cruciale il posizionamento prezzo: «Vionnet è un marchio di alta gamma e i listini della prima capsule riflettono questo valore – dicono quasi all’unisono Camperio e Di Pietro –. Ma parliamo di un range tra 800 e 1.500 euro, perché non crediamo nell’inaccessibilità del lusso. Al contrario: la moda deve far sognare, ma i sogni, magari con tempi diversi per le nostre potenziali clienti, hanno bisogno di tradursi in realtà».

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