
La presidente messicana Claudia Sheinbaum è tornata a proporre il suo Paese come terreno neutrale per un eventuale disgelo tra Stati Uniti e Cuba, confermando esplicitamente un’offerta di mediazione che il suo governo aveva già avanzato. La titolare dell’esecutivo di Città del Messico ha sottolineato che la porta diplomatica rimane spalancata, ma che l’iniziativa non può partire solo dalla capitale messicana. “Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: se le due parti lo desiderano, noi siamo pronti a facilitare il dialogo” ha dichiarato la presidente, mettendo però in chiaro che la volontà politica deve maturare a Washington e a L’Avana. L’ennesima apertura dimostra la volontà di Sheinbaum di giocare un ruolo chiave nella geopolitica regionale, mantenendo ferma la condanna al blocco economico, ma cercando pragmaticamente di riattivare i canali di comunicazione interrotti tra le due nazioni.
Gli Stati Uniti hanno interrotto le spedizioni di petrolio venezuelano verso Cuba dopo l’operazione militare del 3 gennaio a Caracas, in cui hanno catturato il leader chavista Nicolás Maduro, e a fine gennaio hanno minacciato di imporre dazi sui Paesi che forniscono carburante all’isola (tra le varie conseguenze, molti voli sono stati sospesi per l’impossibilità di far fare rifornimento agli aerei che atterrano sull’isola). Il governo cubano ha dovuto correre ai ripari: sono stati ridotti i trasporti pubblici, gli orari di lavoro degli uffici pubblici, aumentate le lezioni universitarie da remoto. Proseguono intanto i blackout energetici e le pompe di benzina restano parzialmente operative, allungando le code per i rifornimenti.
Aiuti da Russia e Cina (Stiamo facendo tutto il possibile). Il presidente cileno Boric, tra i suoi ultimi atti, si mobilità contro la “catastrofe umanitaria”
Si muovono anche gli altri alleati internazionali dell’isola caraibica: la Russia e la Cina stanno facendo “tutto il possibile” per aiutare Cuba di fronte alla drammatica crisi che si trova ad affrontare a causa del blocco alle forniture energetiche. Lo ha chiarito il viceministro degli Esteri russo, Serghei Ryabkov, citato dall’agenzia Tass, affermando che gli Stati Uniti, “nel quadro della Dottrina Monroe aggiornata, non si fermeranno davanti a nessuna tattica illegale che violi i fondamenti del diritto internazionale”. “Siamo certamente solidali con Cuba e la aiuteremo, anche finanziariamente, lo stiamo già facendo” ha affermato il viceministro. “Noi, in qualità di partner e alleato stretto, e altri membri dei Brics con profonde relazioni con l’Avana, inclusa la Cina, stiamo facendo tutto il possibile” ha sottolineato ancora Ryabkov.
Il governo cileno, su istruzione del presidente uscente Gabriel Boric, ha annunciato che contribuirà al Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (Unicef) per appoggiare la risposta alla “catastrofe umanitaria” che ha colpito Cuba. L’annuncio è stato fatto dal ministro degli Esteri, Alberto van Klaveren, che ha specificato in una nota che il contributo sarà erogato attraverso il Fondo cileno contro la fame e la povertà, gestito dall’Agenzia cilena per la cooperazione internazionale allo sviluppo (Agcid). L’amministrazione Boric – che lascerà il potere a marzo con l’insediamento del presidente eletto, il conservatore José Antonio Kast – ha espresso la propria solidarietà al popolo cubano di fronte alla “catastrofe umanitaria” che sta vivendo, una situazione aggravata, a suo dire, dall’inasprimento dell’embargo energetico statunitense contro l’isola.
Onu, grande preoccupazione per l’impatto delle sanzioni sui diritti umani
Intanto, a proposito della drammatica situazione cubana, l’Alto Commissariato Onu per i diritti umani si è detto oggi “estremamente preoccupato per l’aggravarsi della crisi socio-economica di Cuba” a causa di un embargo finanziario e commerciale decennale, di eventi meteorologici estremi e delle “recenti misure statunitensi che limitano le spedizioni di petrolio”.
“Questa situazione sta avendo un impatto sempre più grave sui diritti umani delle persone a Cuba” ha detto a Ginevra la portavoce Martha Hurtado, menzionando il rischio di disordini sociali a lungo termine. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk – ha aggiunto – “ribadisce il suo appello a tutti gli Stati affinché sospendano le misure settoriali unilaterali, dato il loro impatto ampio e indiscriminato sulla popolazione. Gli obiettivi politici non possono giustificare azioni che di per sé violano i diritti umani”.
La portavoce ha in particolare ricordato la dipendenza dei sistemi sanitari, alimentari e idrici dai combustibili fossili importati: “L’attuale scarsità di petrolio mette a rischio la disponibilità di servizi essenziali a livello nazionale” ha affermato. “L’impatto prolungato e a lungo termine delle sanzioni settoriali crea difficoltà economiche e indebolisce la capacità dello Stato di adempiere alle sue responsabilità fondamentali, tra cui la fornitura di servizi di protezione e assistenza. Ciò aumenta il rischio di alimentare disordini sociali a Cuba” ha detto ancora Martha Hurtado.
chiuse le Pompe di benzina Havana, Cuba, (ansa)
E i vescovi cubani chiedono al Papa di rinviare la visita ad limina in Vaticano
“Di fronte all’aggravamento della situazione socio-economica del Paese, che sta generando tanta instabilità e incertezza”, i vescovi cubani “hanno chiesto a Papa Leone XIV di posticipare la loro visita ad limina a una data successiva a quella inizialmente prevista”. In una nota pubblicata ieri, la Conferenza episcopale cubana ha reso noto ufficialmente il rinvio della visita, che si sarebbe dovuta svolgere in Vaticano dal 16 al 20 febbraio: “Continuiamo a pregare per la nostra Patria – affermano i presuli nella nota – e rinnoviamo il nostro affetto e la nostra comunione con il Papa e la Santa Sede”.
In un messaggio rivolto “a tutti i cubani di buona volontà”, il 31 gennaio scorso, ricorda Vatican News, i vescovi dell’isola avevano espresso la loro profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione sociale ed economica del Paese, sottolineando il rischio di un ulteriore collasso sociale, soprattutto dopo la decisione degli Stati Uniti di bloccare l’approvvigionamento energetico del Paese. I vescovi avevano affermato che adesso il rischio di caos sociale e violenza a Cuba è reale e avevano chiesto che fossero evitati ulteriori lutti e sofferenze, soprattutto a danno dei poveri, degli anziani, dei malati e dei bambini in una realtà in cui “l’angoscia e la disperazione si sono intensificate”.
Nell’Angelus del primo febbraio scorso, Leone XIV aveva espresso “grande preoccupazione” per le notizie sull’aumento delle tensioni tra Cuba e gli Stati Uniti: “Mi unisco al messaggio dei vescovi cubani – aveva detto il Pontefice in quell’occasione – invitando tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace, per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano. Che la Virgen de la Caridad del Cobre assista e protegga tutti i figli di quell’amata terra!”.
Appena pochi giorni fa, il 6 febbraio scorso, i vescovi avevano espresso in un comunicato la loro gioia di poter incontrare per la prima volta Leone XIV dicendosi certi di poter uscire “rafforzati nella fede e nella speranza” da questo incontro. “Chiederemo la benedizione del Papa per tutti i cubani – avevano affermato – e gli ribadiremo che le porte della nostra patria sono aperte a una sua possibile visita”.