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Incidente Funivia Stresa-Mottarone



17 Gennaio 2024



12:43

Si apre questa mattina il processo per il crollo della Funivia del Mottarone, avvenuto il 23 maggio del 2021. Nella strage morirono 14 persone, tra cui un bimbo di 5 anni trasportato in ospedale in gravissime condizioni. Tutte le tappe della vicenda dal crollo della Funivia all’inizio del processo.

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Incidente Funivia Stresa-Mottarone

Si apre nella mattinata di oggi, il 17 gennaio 2024, il processo per la tragedia della Funivia del Mottarone, avvenuta intorno alle 12.30 di domenica 23 maggio 2021. Dopo quasi tre anni, questa mattina il processo si è aperto con l’udienza preliminare nell’aula allestita nell’auditorium della Casa della Resistenza di Fondotoce. In questa sede verranno ripercorse davanti ai giudici le tappe del tragico crollo che ha portato alla morte di 14 persone. Nel maggio 2021, l’attività dell’impianto del Mottarone era ripresa da un mese dopo la lunga chiusura per la pandemia.

Quel giorno, con tanti turisti a bordo e altrettanti in attesa di salire sulla funivia, la cabina numero 3 è tornata indietro a pochi metri dal traguardo dopo che una fune traente dell’impianto si è spezzata, causando 14 vittime, tra i quali anche due bambini trasportati in gravi condizioni in ospedale.

L’incidente dopo il lungo periodo di chiusura dell’impianto

Il 23 maggio del 2021, l’impianto della Funivia del Mottarone ha riaperto le sue porte al pubblico dopo un lungo periodo di inattività dovuto alla pandemia di Covid-19. Quel giorno, anche per le condizioni meteo favorevoli con sole e clima mite, sono tantissimi i turisti in fila per salire sulle cabine della Funivia per un giro turistico. Intorno alle 12.30 di quella mattina, la fune traente dell’impianto si spezza e una delle cabine, la numero 3, torna indietro a tutta velocità a pochi metri dall’arrivo. La cabina, appesa al cavo portante, va poi a sbattere contro uno dei piloni del tracciato e precipita al suolo in una zona boschiva, lontana da strade carrabili.

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A quel punto sono stati allertati i soccorsi arrivati immediatamente sul posto. All’inizio si parla di 6 morti, poi di 8 e poi di dieci. Il bilancio si assesta sui 13 morti, con due bimbi in gravissime condizioni in ospedale. Uno dei due è poi morto in serata, mentre l’altro piccolo ricoverato è sopravvissuto dopo giorni in coma.

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Il sequestro dell’impianto e l’apertura dell’indagine

Subito dopo l’incidente e i primi soccorsi per recuperare le vittime della strage, al Mottarone è arrivato il procuratore capo di Verbania Olimpia Bossi, che ha disposto il sequestro dell’impianto per tutti gli accertamenti del caso. Dalle prime verifiche emerge che la causa dello schianto è la rottura del cavo traente, che sembrerebbe essersi “spezzato di netto”. A quel punto si procede per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose.

A determinare il crollo della struttura, secondo il procuratore Bossi, sarebbe stata la rottura dei cavo trainante, trovato a terra spezzato. A fronte di questa rottura, emerge dalle prime analisi, avrebbe dovuto entrare in sistema la funzione di emergenza che avrebbe potuto impedire il crollo della cabina. La cosa però non è avvenuta e così si inizia a parlare del cosiddetto “forchettone”, un sistema che serve per disattivare l’inserimento automatico dei freni di emergenza. I dubbi sul sistema frenante impongono un approfondimento sulle misure di sicurezza e sulla manutenzione della Funivia, mentre il fascicolo della Procura di Verbania resta per il momento ancora contro ignoti.

I primi interrogatori e l’acquisizione dei documenti

Il fascicolo aperto dalla Procura resta contro ignoti mentre i carabinieri e la Procura acquisiscono tutti i documenti necessari per dare forma alle indagini. Gli interrogatori sono stati portati avanti fino a notte fonda per giorni fino a quando, il 26 maggio 2021, vengono emesse tre ordinanze di fermo intorno alle 4.30 del mattino. A essere fermati sono il titolare della società di gestione della Funivia, Luigi Nerini, il direttore di esercizio Enrico Perocchio e del caposervizio Gabriele Tadini.

Quest’ultimo, durante l’interrogatorio nella caserma dei Carabinieri di Stresa, ammette di aver inserito i forchettoni per evitare il ripetersi di blocchi nel sistema frenante che da tempo non funzionava, in modo da non interrompere il servizio. I tre fermati sono stati condotti nel carcere di Verbania.

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Le prime scarcerazioni e la riassegnazione del caso

Sei giorni dopo i fermi, si svolge presso il carcere di Verbania l’udienza di convalida come da prassi. Gli interrogatori si prolungano fino a quando, ormai in piena notte, il gip Donatella Banci Buonamici ordina la scarcerazione per due persone, Nerini e Perocchio, rispettivamente gestore dell’impianto e direttore di esercizio. Per il  caposervizio Tadini, invece, viene chiesto il regime dei domiciliari.

La decisione suscita la reazione dell’opinione pubblica e il 3 giugno del 2021, il presidente del Tribunale ha difeso il gip Donatella Banci Bonamici dopo le polemiche nate in seguito alla decisione di non convalidare i fermi. Pochi giorni dopo, però, sempre il presidente del tribunale di Verbania riassegna il caso della Funivia al Gip titolare Elena Ceriotti, sollevando dall’incarico Banci Bonamici.

Dopo la riassegnazione del caso, gli avvocati penalisti di Verbania proclamano lo stato di agitazione e chiedono l’intervento del Csm e del ministero su quanto avvenuto negli uffici giudiziari del posto, ipotizzando pressioni da parte della Procura Generale.

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Sale a 14 il numero degli indagati per il crollo della Funivia

In un clima di agitazione generale, però, le indagini vanno avanti e gli indagati elencati nella richiesta di incidente probatorio datata 1 luglio 2021 diventano 14. Dodici sono persone fisiche, mentre le altre due sono società: la prima è Ferrovie del Mottarone, proprietaria della Funivia, e Leitner, che si occupava della manutenzione dell’impianto.

A tutti loro vengono contestati i reati di omicidio colposo e lesioni colpose. Le due società vengono chiamate a rispondere amministrativamente per  omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro. Alle persone fisiche viene inoltre contestato anche il reato di attentato alla sicurezza dei trasporti

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L’inizio dell’incidente Probatorio

Il 22 luglio 2021 si apre l’incidente probatorio sul disastro della Funivia del Mottarone. Si stabiliscono quindi i primi passaggi delle perizie tecniche e viene fissata per il 16 dicembre l’udienza in cui saranno esposte le conclusioni dei periti, mentre il 28 luglio la questione della sostituzione del gip passa prima al Consiglio giudiziario di Torino e poi al Csm, che rileva irregolarità nei decreti per l’assegnazione del fascicolo di indagine a Verbania.

Inizia il 3 agosto dello stesso anno il processo di sopralluoghi dei periti e dei legali sul luogo dell’incidente che ha causato la morte di 14 persone. I periti ispezionano prima la stazione di partenza, dal Lido di Carciano, e poi la stazione in vetta. Sarebbe poco lontano dal “traguardo” che la fune traente si è spezzata, causando così la caduta libera della cabina numero 3. I periti tecnici informatici lavorano invece su un altro fronte, quello della scatola nera, analizzata per ricostruire quanto accaduto. I tecnici sono inoltre chiamati il 30 agosto 2021, quindi a fine estate, ad analizzare tutti gli altri dispositivi informatici a disposizione.

Chi erano le vittime dell’incidente della Funivia

Il bilancio dell’incidente si ferma a 14 morti, tra i quali un bimbo di 5 anni morto in ospedale. Il minore, ricoverato d’urgenza in ospedale insieme al piccolo Eitan, è morto poco dopo in reparto. Il secondo bimbo è invece sopravvissuto, diventando di fatto il “simbolo” della tragedia. Nello stesso incidente, sono morti Vittorio Zorloni ed Elisabetta Persanini, di 55 e 37 anni, genitori del bimbo di 5 anni morto in ospedale dopo il primo soccorso; Amit Biran, 30 anni, Tal Peleg, 26 anni e il piccolo Tom, di soli due anni. Morti anche Barbara Cohen Konisky, 71 anni e Itshask Cohen, di 82 anni, Mohammadreza Shahaisavandi, Serena Cosentino, Silvia Malnati, Alessandro Merlo, Angelo Vito Gasparro e Roberta Pistolato.

Il “simbolo” della tragedia resta il piccolo Eitan, che nello schianto ha perso l’intera famiglia e i bisnonni. Dopo essere uscito dall’ospedale Regina Margherita dove era stato ricoverato subito dopo lo schianto, ha trascorso diversi giorni tra fisioterapia e riabilitazione. Il bimbo è stato inoltre affiancato da una piscologa che lo ha seguito dalla lunga operazione per la frattura di braccia e gambe fino al lento risveglio dal coma. Il piccolo era poi stato affidato alla zia paterna, che vive a Pavia. la donna, madre di due bimbi, viene nominata dal giudice come tutrice legale del piccolo.

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Il rapimento del piccolo Eitan affidato alla zia

Il 1 settembre del 2021, mentre le indagini sulla tragedia vanno avanti, il nonno materno del piccolo Eitan lo preleva da casa e lo porta fino a Lugano con un’auto a noleggio. Il piccolo viene imbarcato su un volo privato decollato per Tel Aviv. Il 12 settembre viene aperta un’indagine per sequestro di persona nei confronti del nonno materno del bambino. A quel punto si apre il Israele il processo per decidere se il piccolo Eitan dovrà o meno tornare in Italia, dove lo aspetta la zia alla quale era stata affidato. In attesa di una decisione definitiva, la Corte stabilisce che Eitan resti in gestione condivisa: 3 giorni col nonno e 3 con la zia.

Dopo una seconda udienza, il giudice di Tel Aviv decide i via definitiva che il piccolo Eitan deve rientrare in Italia dalla zia.

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Nuove tappe del processo per il crollo della Funivia del Mottarone

La Corte d’Appello di Torino nel frattempo accoglie il ricorso del procuratore capo di Verbania Olimpia Bossi contro l’ordinanza del gip Donatella Banci Buonamici che aveva disposto la scarcerazione di due dei tre fermati all’indomani della tragedia. Enrico Perocchio e Luigi Nerini, dunque, devono essere sottoposti almeno ai domiciliari, così come Gabriele Tadini, caposervizio della funivia, unico che allora fu sottoposto alla misura catelare.  Il provvedimento viene sospeso per il ricorso in Cassazione dei legali dei due indagati.

Gabriele Tadini viene invece scarcerato il 25 novembre, diversi giorni dopo l’accoglimento della Corte d’Appello di Torino del ricorso contro la scarcerazione dei fermati. Tadini viene scarcerato per decorrenza dei termini massimi della carcerazione preventiva. Per avere una svolta in questo senso bisognerà aspettare l’aprile del 2022, quando la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Torino accogliendo il ricorso della Procura di Verbania, disponendo i domiciliari per due degli indagati, Luigi Nerini ed Enrico Perocchio.

Continuano nel mentre anche gli accertamenti sul relitto della cabina, con l’utilizzo di due elicotteri che portano via la cabina numero 3 dal pendio del Mottarone dove era caduta dopo il crollo del maggio 2021. I rottami vengono portati in un magazzino della protezione civile al Tecnoparco di Fondotoce per essere ulteriormente analizzati. Il 17 gennaio del 2022 vengono prelevate le teste fuse delle due cabine per le analisi di laboratorio, mentre il 4 aprile dello stesso anno iniziano i nuovi interrogatori sulla manutenzione. La procura deposita i verbali dei nuovi interrogatori, dai quali emergono anche alcune carenze sulla manutenzione della fune che, spezzandosi, ha causato lo schianto della cabina numero 3.

Il 12 maggio del 2022 si verifica l’ultimo sopralluogo dei tecnici prima della chiusura dell’incidente probatorio al Mottarone per raccogliere alcune misurazioni necessarie alla definizione della perizia. Una decina di giorni dopo, il 26 maggio del 2022, viene diffuda la relazione finale della commissione di indagine nominata dal ministero dei trasporti. Vengono evidenziati nel report anche i problemi della gestione e della manutenzione dell’impianto. Il 24 giugno è stata rinviata l’udienza dell’incidente probatorio e il Gip decide lo slittamento ad ottobre per poter collezionare tutte le relazioni finali, non ancora pronte.

Il 16 settembre, i periti hanno depositato la loro relazione su quanto accaduto nel 2021 sulla funivia del Mottarone. Dalle centinaia di pagine di relazione, emerge che la fune traente era già danneggiata, ma che i danni non erano stati evidenziati in nessun controllo. Il giorno successivo, la Cassazione ha confermato l’impianto accusatorio dell’inchiesta della Procura di Verabia e il 20 ottobre del 2022, al Tencoparco di Verbania, inizia l’udienza conclusiva dell’incidente probatorio. Dopo 17 mesi di lavoro, prima con la redazione della perizia sui resti della funivia e poi con otto udienze, si conclude l’incidente probatorio e Nerini e Perrocchio vengono sospesi per un anno dall’esercizio dell’attività, come misura cautelare.

Il 18 gennaio del 2023, invece, il Tribunale di Verbania respinge la richiesta avanzata dai legali di Ferrovie del Mottarone per ottenere un milione e centomila euro dal comune di Stresa per la ristrutturazione. L’azienda aveva anticipato la somma per i lavori di ristrutturazione e secondo i suoi legali, il Comune avrebbe dovuto versare dal 2021 al 2028 la cifra alla società. Il titolare delle Funivie ha poi deciso di ricorrere in appello contro la decisione del Tribunale civile di Verbania di non concedere il rimborso. La chiusura definitiva delle indagini arriva il 19 maggio del 2023, mentre il 27 ottobre dello stesso anno viene fissata l’udienza preliminare, attesa per il 17 gennaio del processo.

Il 24 novembre del 2023 viene invece firmato a Baveno l’accordo per il nuovo impianto. Ad annunciarlo presso il Forum Internazionale del Turismo, è la ministra Daniela Santanché, che con il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e la sindaca di Stresa, Marcella Severino, firma l’accordo per la nuova struttura.

Il ministero stanzierà 15 milioni, mentre la Regione finanzierà il progetto, che si concluderà entro l’estate del 2025.

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