Il tutto esaurito è stato per l’ultimo incontro: quello di Giorgio Petrostyan, il kickboxer e thaiboxer armeno naturalizzato italiano che a novembre ha chiuso la lunga carriera vincendo il titolo e dando una «spinta» agli sport da combattimento.
Quella che un tempo era la “moda”, iniziata con le arti marziali tradizionali e film, oggi è diventata una passione in cui l’attività sportiva e l’agonismo si legano anche ad altri fini come il benessere fisico. Dietro le luci dei grandi numeri, con professionisti o agonisti di alto livello c’è quello che viene chiamato “l’esercito” dei praticanti. Le cifre relative all’Italia parlano di circa 150 mila atleti (dilettanti e non sempre agonisti) impegnati nelle competizioni di kickboxing, karate, pugilato, savate, boxe thailandese, Taekwondo e Mma distribuiti tra federazioni riconosciute dal Coni e Enti di promozione sportiva, oltre che circuiti internazionali. «L’evento in cui ha combattuto Giorgio Petrosyan – dice Massimo Liberati, dirigente della Wako Pro Italia, la federazione internazionale che ha come riferimento in Italia la Federkombat – ha dato una spinta notevole, quest’anno, al movimento che registra una crescita e un livello tecnico sempre più alto, anche tra i dilettanti».
Il quadro degli sport da combattimento non si ferma solo ai grandi eventi, in Italia si contano circa 10 gala all’anno, ma contempla anche altre manifestazioni dilettantistiche una decina al mese promosse dalle diverse federazioni o dagli Enti di promozione sportiva. «Ai campionati mondiali juniores e cadetti di Kickboxing – aggiunge Liberati che, prima di essere un dirigente, è stato un agonista di full contact e pluricampione del mondo – abbiamo avuto 3mila atleti internazionali con rappresentanti di ogni nazione». Dati che certificano una ripresa dopo il rallentamento degli scorsi anni.
«La crescita che si registra è importante, almeno a leggere i numeri della mia federazione, la Federkombat, oggi riconosciuta dal Coni – aggiunge Liberati -, e questo è merito di tutti coloro che si impegnano quotidianamente». Perché oltre ai professionisti che combattono nei grandi eventi, ci sono gli altri. «L’attività all’interno delle associazioni sportive è più fiorente rispetto agli anni scorsi – aggiunge ancora – d’altronde i campioni che partecipano ai grandi eventi arrivano dal dilettantismo e dai circuiti minori». Non è comunque tutto. Per il dirigente sportivo, che in passato è stato anche direttore tecnico della nazionale di Full contact Kickboxing, è segno di un cambiamento e di un’apertura che ha cancellato il binomio sport da combattimento come violenti. «Trent’anni fa trovare bambini e donne in palestra a praticare Kickboxing o altri sport da combattimento era abbastanza raro – aggiunge – oggi, invece, se oggi si entra in qualunque palestra si scopre che il 40% dei praticanti sono bambini, un 20, 25% è rappresentato da donne e la restante parte da maschi. La Kickboxing oggi è uno sport e una disciplina sportiva anche grazie all’impegno di tanti maestri che hanno fatto proprio un lavoro di cultura. Oggi i maestri non sono solo istruttori della disciplina ma punto di riferimento e per i più giovani anche degli educatori». E, passata la moda, restano gli atleti che si impegnano sia che si tratti di attività agonistica sia amatoriale senza gare. «Che il mondo sia cambiato e lo stesso giudizio delle persone verso queste discipline – aggiunge ancora Liberati – lo dimostra il fatto che la nostra federazione ha preparato e formato anche gli allenatori che dovranno supportare gli atleti con disabilità».
La crescita, trainata dai grandi eventi e dalle trasmissioni che avvengono in Tv, interessa anche gli altri Paesi dell’Ue dove, molto spesso, la pratica di arti marziali prima e sport da combattimento poi, «è sempre stata una consuetudine» A cominciare dalla Francia dove, a farla da padrone per numero di iscritti, è la boxe francese savate. A ruota arriva la Kickboxing con le sue sfumature che spaziano dal full contact al K1, per arrivare all’Mma, il mixed martial Arts. In Olanda oltre alla thai boxe, in passato proprio gli atleti dei Paesi Bassi riuscivano a primeggiare in tutto il mondo, cresce anche la passione per l’Mma.
