Storie Web martedì, Luglio 21

Sono oltre 8000 negli Stati Uniti i casi di ciclosporiasi, un’infezione del tratto intestinale causata da un parassita che provoca crampi addominali e diarrea acuta. L’infezione sta facendo molto discutere per le proporzioni importanti che ha assunto – i casi sono ben più numerosi di quelli solitamente riportati per questa stagione – e perché potrebbe essere collegata al consumo di lattuga e altre verdure in foglia, forse vendute in busta.

Ciclosporiasi: che cos’è e a che cosa è dovuta

Si tratta di un’infezione intestinale causata dal Cyclospora cayetanensis, un parassita all’origine di malattie diarroiche nei Paesi tropicali e di una parte dei casi di “diarrea del viaggiatore” nei turisti che li visitano. Nei Paesi industrializzati questo protozoo (un microrganismo unicellulare) può causare focolai di infezione legati a prodotti alimentari o acqua contaminati da feci contenenti le sue uova.

Il parassita si diffonde infatti attraverso le feci umane: gli ortaggi freschi venuti in contatto con superfici contaminate o irrigati e lavati con acqua non pulita possono essere un veicolo di infezione.

Feci umane o animali contenenti il parassita possono infiltrarsi in impianti agricoli commerciali se non vengono rispettati gli standard igienici, attraverso fertilizzanti, reflui di allevamento o acque contaminate.

In passato, focolai di ciclosporiasi si sono diffusi attraverso cibi come lamponi, basilico, coriandolo, taccole e lattuga, prodotti che rimangono anche in questi giorni sorvegliati speciali. Sebbene vi siano sospetti sulla lattuga o su qualche altra verdura in foglia, la fonte ufficiale della contaminazione non è stata identificata, e non sono avvenuti richiami di prodotti alimentari specifici.

I sintomi e l’incubazione

I sintomi più riconoscibili della ciclosporiasi sono una diarrea acuta che dura più giorni, insieme a perdita di appetito e affaticamento, nausea e gonfiore. La diarrea acuta non è da sottovalutare, specialmente in questo periodo molto caldo, perché può causare disidratazione se non si reintegrano fluidi a sufficienza. La ciclosporiasi si cura con una terapia antibiotica ma, se non viene trattata farmacologicamente, può durare per settimane.

La prevenzione

La ciclosporiasi non è un’infezione che pone un pericolo di vita, ma la disidratazione che causa può essere pericolosa per categorie di persone particolarmente vulnerabili, come i pazienti immunocompromessi, i bambini, gli anziani, le donne in gravidanza. A queste persone, gli esperti consigliano di evitare le verdure in foglia in busta, e acquistare quelle intere, avendo cura di levare le foglie esterne, asportare le parti danneggiate e lavare bene il resto, o – meglio ancora – di consumare verdure sbucciate (come i cetrioli) o cotte. La cottura è l’unico processo in grado di eliminare del tutto il parassita, mentre un lavaggio accurato, anche con bicarbonato o aceto, non dà questa garanzia.

Altre infezioni alimentari causate da batteri, virus o parassiti possono essere trasmesse attraverso l’acqua contaminata alle verdure crude e da queste all’uomo.

I ceppi di batteri Escherichia coli produttori di tossina Shiga (STEC) sono tra questi, ma anche la Salmonella, la listeriosi e la campilobatteriosi (causata dai batteri Campylobacter). Tra le infezioni virali, ricordiamo quelle da norovirus e l’epatite A; tra le parassitosi, oltre alla ciclosporiasi, ci sono anche la toxoplasmosi e la giardiasi, causata dal protozoo Giardia intestinalis.

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