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Fare il saluto romano in una commemorazione non è un reato, in quanto non rappresenta un concreto tentativo di ricostituire il partito fascista. Lo ha chiarito la Cassazione, spiegando che la legge di riferimento è la legge Scelba, sull’apologia del fascismo. Ci sono però alcune condizioni per cui potrebbe valere il ricorso alla legge Mancino. Facciamo chiarezza.

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Il saluto romano, se fatto durante una commemorazione, non è punibile. Lo ha messo nero su bianco la Cassazione, sottolineando che la norma a cui fare riferimento è la legge Scelba del 1952, per cui il reato di apologia del fascismo si configura solo in presenza di un effettivo e concreto tentativo di ricostituire il partito di Benito Mussolini. La Corte era stata chiamata a esprimersi in merito al caso di otto militanti di estrema destra, assolti in primo grado e condannati in appello per aver fatto il saluto romano durante una commemorazione in ricordo di Sergio Ramelli nel 2016. La condanna in appello, arrivata nel 2020, era arrivata in quanto in riferimento alla legge Mancino del 1993, che criminalizza i simboli e le manifestazioni di odio, discriminazione e razzismo. Secondo la Cassazione, “a determinate condizioni” può configurarsi reato legato alla legge Mancino; non parrebbe però questo il caso, visto che la Cassazione ha stabilito la necessità di svolgere un nuovo processo d’appello.

Il punto sottolineato dalla Cassazione è esattamente quello che ha fatto presente la difesa degli imputati, per cui il saluto romano non può essere considerato reato se fatto nel contesto di una commemorazione – come appunto la cerimonia in ricordo della morte di Ramelli, ucciso da una violenza politica – in quanto sarebbe estraneo a qualsiasi concreto pericolo di ricostituzione del partito fascista.

La questione del reato di apologia del fascismo è una delle più discusse e complesse a livello giuridico e negli anni ci sono state sentenze diametralmente opposte che in casi diversi hanno condannato o assolto chi era accusato di aver fatto il saluto romano.

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Qualche ora prima del pronunciamento della Corte, l’avvocato generale della Cassazione, Pietro Gaeta, aveva precisato che il ricorso alla legge Mancino è ammissibile quando il saluto romano “realizza un pericolo concreto per l’ordine pubblico“. Quindi oltre alla finalità commemorativa è importante considerare anche se ci sia un potenziale problema di ordine pubblico. Gaeta aveva comunque sottolineato: “La nostra democrazia è forte e sa distinguere“.

La precisazione è arrivata visto il recente dibattito sui fatti di Acca Larentia. La procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine e la Digos ha identificato circa un centinaio di persone. Anche in quel caso si tratta di una commemorazione per una strage politica, ma per la massa di persone che hanno partecipato e il particolare inquadramento, non è detto che i giudici tengano in considerazione esclusivamente la legge Scelba e non la legge Mancino.

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