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Notiziario

Dopo il voto definitivo alla Camera, la stretta contro gli ambientalisti che lanciano vernice sui monumenti o zuppe contro i quadri è legge. Ecco che cosa rischiano ora gli attivisti.

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Dopo il via libera della Camera, la stretta voluta dal governo Meloni contro gli attivisti climatici, che protestano lanciando zuppe o vernice contro i monumenti, diventa legge. Per gli ambientalisti che protestano contro l’immobilità della politica di fronte a una crisi climatica devastante – e lo fanno imbrattando beni culturali o paesaggistici – le sanzioni si fanno più dure. “Chi deturpa o imbratta un monumento paga di tasca propria, questo principio è legge dello Stato. È bene che non paghino più gli italiani, ma chi si rende responsabile degli atti di danneggiamento. Si sancisce un principio di civiltà“, ha esultato il ministro Sangiuliano. Che cosa cambia, quindi?

Le sanzioni amministrative

La nuova legge prevede che chi distrugge, disperde o deteriora beni culturali o paesaggistici rischia una multa che va dai 20mila ai 60mila euro. Per chi imbratta i monumenti (o ne fa un “uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico“) la sanzione amministrativa va dai 10mila ai 40mila euro. I proventi delle sanzioni saranno poi versati al ministero della Cultura per ripristinare ciò che è stato eventualmente danneggiato.

Le sanzioni penali

La legge interviene anche su due articoli del codice penale. Si stabilisce che chi distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili beni mobili o immobili durante manifestazioni pubbliche, rischia da 1 a 5 anni di carcere. Invece, se l’atto avrà luogo in musei, pinacoteche o gallerie la reclusione potrà andare da 1 a 6 mesi.

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Le critiche dell’opposizione

Non sono mancate le critiche dall’opposizione, secondo cui le pene previste sono decisamente sproporzionate. L’ex ministro della Giustizia, il dem Andrea Orlando, ha sottolineato come le proteste degli eco-attivisti non comportino alcun danno permanente a monumenti, opere o fiumi. Sempre dal Pd Laura Boldrini ha puntato il dito contro la maggioranza, affermando che “non tollera il dissenso e ricorre alle leggi penali per reprimerlo“. Dal M5s, invece, Riccardo Ricciardi ha accusato il governo di non essere credibile, dal momento che “si è in presenza di sottosegretari accusati di rubare quadri e rivenderli all’estero“. Infine, da Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni ha ricordato come anche un secolo fa le proteste della classe operaia, che hanno conseguito fondamentali diritti e libertà, erano vietate.

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