Storie Web giovedì, Maggio 23
Notiziario

Il Piano estate del governo prevede che le scuole possano restare aperte anche d’estate e organizzare attività per gli studenti interessati. Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, a Fanpage.it ha sottolineato che l’iniziativa è giusta, ma le scuole hanno poco personale e quindi alcuni studenti finiranno per non avere le stesse possibilità degli altri.

Il governo Meloni, e in particolare il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, nelle scorse settimane ha annunciato il nuovo Piano estate: un finanziamento da 400 milioni di euro rivolto alle scuole che organizzano attività per restare aperte anche d’estate, coinvolgendo gli studenti interessati in laboratori e corsi aggiuntivi. Non è una novità: era già stato sperimentato negli ultimi due anni, anche se il governo ha aumentato la quantità di fondi a disposizione di circa 80 milioni di euro. Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, ha spiegato a Fanpage.it in cosa consisterà il Piano estate, quali sono i pregi e i limiti e cosa dovrebbe fare il governo per migliorare la situazione.

Spieghiamo concretamente come funziona questo Piano. Cosa dovranno fare le scuole?

Ci sarà una piattaforma online, gestita dal ministero. Le scuole dovranno presentare dei progetti, piuttosto snelli e sicuramente più facili da gestire rispetto alla pesante contabilità del Pnrr. Dopodiché partiranno le comunicazioni alle famiglie, che comunque possono già informarsi per sapere se l’istituto ha iniziative in programma oppure no.

Come funziona il piano del governo Meloni per tenere aperte le scuole anche d’estate

Che tipo di iniziative?

Dovrebbe trattarsi di corsi di varia natura, anche con esperti esterni che magari collaborano già con le scuole: ad esempio uno psicologo, un istruttore di attività sportive, un corso di scacchi, un corso di teatro…iniziative ricreative o culturali che in certe scuole si praticano da anni, e che con queste risorse saranno più facili da organizzare.

Per le famiglie saranno attività gratuite?

Sì, certamente. Anche per questo, allo stato attuale è un progetto che interessa alcune famiglie più di altre. Ovviamente chi ha già pianificato di far seguire al figlio un corso di tennis, uno di inglese aggiuntivo o altro ancora, e se lo può permettere, può avere un interesse limitato. Ma ci sono tante famiglie che non se lo possono permettere, ed è giusto che la scuola pubblica si occupi principalmente di queste. È un’iniziativa meritoria da questo punto di vista.

Siamo a metà aprile. Le scuole avranno abbastanza tempo per organizzarsi?

Certo sarebbe meglio saperlo sei mesi prima, in futuro auspichiamo che sia così. Ma purtroppo spesso i finanziamenti arrivano tardi. Due anni fa l’annuncio arrivò anche più tardi. Comunque, il vero problema è un altro.

Cioè?

Per gestire più soldi, le scuole hanno bisogno di più risorse umane. Questa è la difficoltà. Si sta palesando soprattutto sul Pnrr, dove i soldi sono davvero tanti, ma vale anche per il Piano estate, considerando che c’è poco tempo per organizzare il tutto. Serve più personale formato in segreteria. Non personale che magari svolge altri ruoli (tipicamente quello di collaboratore scolastico) e grazie a una clausola del contratto collettivo viene utilizzato come impiegato di segreteria, pur non avendone le competenze.

Negli scorsi due anni il problema era lo stesso?

Sì, gestire le pratiche in poco tempo e con poco personale a disposizione.

Servirebbero più assunzioni stabili di persone qualificate?

Sì, continuiamo a chiedere di rivedere le piante organiche (che risalgono ormai a quindici anni fa) e di assegnare più unità di personale alle scuole. Soprattutto agli istituti comprensivi [unione  di scuola dell’infanzia, ex elementari e medie in un unico complesso, ndr] che, un po’ inspiegabilmente, hanno delle segreterie molto più ridotte, quando svolgono quasi le stesse attività degli istituti superiori. Anche a causa di queste carenze di personale, le scuole che sono più avvantaggiate dal Piano estate tendono a essere sempre le stesse.

Quali?

Quelle in cui gli studenti ne hanno più bisogno. Solitamente sono le scuole più pronte a utilizzare le risorse, perché l’hanno già fatto in passato. Ho sentito molti colleghi contenti per l’arrivo dei fondi, mentre magari in ambienti diversi è un’iniziativa poco sentita perché l’utenza non la richiede. Una scuola che si trova in una zona agiata può avere meno l’esigenza di organizzare attività per il periodo estivo. Il sistema scolastico, come il Paese, va molto a macchia di leopardo.

Dato che il problema è la carenza di personale, e che le scuole che si interessano al Piano estate sono tendenzialmente sempre le stesse, l’aumento di fondi stanziati da governo rispetto agli scorsi anni è davvero utile?

Nella scuola i soldi non sono mai abbastanza, e qua in particolare stiamo parlando del sociale, quindi di soldi ben investiti. Anche le scuole in cui la richiesta è più bassa, se avessero più personale, potrebbero organizzare attività anche per pochi studenti. Come dicevamo, adesso le scuole che hanno molti studenti non particolarmente benestanti faranno di tutto per organizzare queste attività, mentre dove il benessere economico è maggiore magari le scuole non si organizzano perché hanno pochi alunni che ne potrebbero beneficiare. Però bisognerebbe fare di tutto per dare anche a questi pochi.

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