Storie Web giovedì, Febbraio 29
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L’articolo 2 del disegno di legge Nordio sulla Giustizia ha ricevuto il primo via libera in commissione in Senato: con l’approvazione definitiva non si potranno pubblicare né trascrivere i dati relativi a terze persone.

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È arrivato il primo via libera alla nuova riforma delle intercettazioni, contenuta nel disegno di legge firmato dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, precisamente all’articolo 2. Dopo aver dato l’ok all’abolizione dell’abuso d’ufficio, la commissione competente del Senato ha approvato anche il secondo punto della più ampia riforma della Giustizia voluta dal governo Meloni. Nello specifico, il testo prevede che sia vietata la pubblicazione delle intercettazioni che riguardano terze persone, di cui non potranno essere trascritti neanche i dati. Si tratta dei dati “relativi a soggetti diversi dalle parti“, che devono essere stralciati a meno che non siano rilevanti ai fini dell’indagine.

Si tratta ovviamente della prima approvazione, che dovrebbe arrivare su tutto il testo entro oggi in commissione Giustizia. Poi il provvedimento passerà all’Aula di Palazzo Madama e successivamente dovrà essere approvato anche alla Camera dei deputati. Insomma, l’iter è ancora lungo, ma il ministro Nordio ha intenzione di andare fino in fondo.

Oggi il ministro è tornato a parlare di intercettazioni, ma in questo caso a Montecitorio, nella sua relazione sulla Giustizia. “Non saranno mai toccate le intercettazione nelle inchieste su mafia, terrorismo o gravi reati ma una razionalizzazione della spesa è necessaria“, ha detto Nordio. “Siamo intervenuti on quello che potremmo chiamare il minimo sindacale, cioè la tutela del terzo – ha aggiunto il Guardasigilli – Tizio parla con Caio di Sempronio e, quantomeno, è giusto che il nome di Sempronio non finisca sui giornali. A me pare che sia una norma minima di civiltà. Però ho ripetuto varie volte che questo strumento, che è assolutamente indispensabile nelle indagini sulla criminalità organizzata, sul terrorismo e sugli altri reati di grave allarme sociale, è eccessivo, è sproporzionato nel numero e nei costi rispetto ai risultati. E la sua spesa sfugge a ogni controllo perché le procure non hanno un budget per queste spese”.

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La procura della Repubblica è l’unico organo in Italia, e penso al mondo, che ha una spesa incontrollata, che non ha un tetto, né un budget, ma poi alla fine i conti non tornano perché l’Europa ci ha messo sotto procedura di infrazione perché siamo in ritardo con i pagamenti. Perché siamo in ritardo con i pagamenti? Per le ragioni di prima, quindi anche su questo interverremo – ha insistito ancora Nordio – Non possiamo andare avanti così, con delle strutture dello Stato che spendono senza avere un tetto di spesa, perché alla fine i soldi non ci sono ed ecco che arriva la procedura di infrazione da parte dell’Europa e questa è una riforma che ci chiede, anzi che ci impone, l’Europa per attuare il Pnrr“.

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