Storie Web martedì, Marzo 10

La decisione di ridurre le attività sul campo viene letta da molti osservatori come un tentativo del presidente sudcoreano Lee Jae Myung di creare condizioni più favorevoli per un possibile riavvicinamento con Pyongyang. Dal suo insediamento, nel giugno dello scorso anno, Lee ha cercato di rilanciare il dialogo intercoreano, senza però ottenere finora aperture significative.

Lo stesso Kim ha respinto le iniziative di Seul definendole «una manovra goffa e poco convincente», ribadendo al contempo l’intenzione di accelerare lo sviluppo nucleare del Paese. In un congresso del partito al potere tenutosi a febbraio, il leader nordcoreano ha affermato che eventuali colloqui con Washington dovrebbero partire dal riconoscimento della Corea del Nord come Stato dotato di armi nucleari.

L’ombra del Medio Oriente

Le esercitazioni si svolgono mentre gli Stati Uniti sono impegnati in un’escalation militare in Medio Oriente, alimentando speculazioni su un possibile trasferimento di assetti dalla penisola coreana verso quell’area, tra cui batterie antimissile Patriot.

Media sudcoreani hanno riferito che alcune capacità militari statunitensi potrebbero essere state ridislocate per sostenere operazioni contro l’Iran. Sia Washington sia Seul hanno evitato di commentare i movimenti specifici per ragioni di sicurezza operativa, ma funzionari sudcoreani hanno assicurato che eventuali trasferimenti non avranno «un impatto significativo» sulla postura difensiva congiunta.

Il comando delle forze statunitensi in Corea ha ribadito che la priorità resta «mantenere una forza credibile e pronta al combattimento sulla penisola coreana».

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