Storie Web venerdì, Febbraio 23
Notiziario

Nel 2022 la spesa per la gestione di un conto corrente “tradizionale” (accessibile cioè sia attraverso lo sportello sia con modalità di home banking) è cresciuta di 9,3 euro rispetto al 2021 (94,7 euro), raggiungendo l’importo di 104 euro. La variazione della spesa è legata alla crescita sia delle spese fisse sia delle spese variabili, che hanno contribuito rispettivamente per il 63,4 e per il 36,6 per cento all’aumento complessivo. È quanto emerge dall’indagine di Bankitalia sul costo dei conti correnti famiglie.

In aumento sia spese fisse che variabili

Per le spese fisse l’aumento, pari a 5,9 euro, è dovuto principalmente ai canoni di base. Le spese variabili sono cresciute di 3,4 euro, in prevalenza per effetto della maggiore operatività della clientela, mentre le commissioni sono risultate pressoché invariate.

Settimo rincaro consecutivo

Il rincaro per gestione dei conti correnti registrato nel 2022 è il settimo consecutivo. Dal 2011 al 2022 la variazione delle spese fisse ha contribuito in modo quasi sempre preponderante alla dinamica delle spese di gestione, sia nel corso delle fasi espansive sia in quelle di contrazione della spesa

Conti online più economici e con rincari minori

La crescita della spesa per i conti online è stata molto meno pronunciata, pari a 0,7 euro raggiungendo l’importo di 33,7 euro. La spesa di gestione dei conti postali è passata invece da 58 a 59,6 euro.

Ridotta la durata degli sconfinamenti

L’ammontare dello sconfinamento massimo e la frequenza degli sconfinamenti onerosi sono rimasti sostanzialmente stabili; la durata degli sconfinamenti si è ridotta di 16 giorni; i tassi applicati sugli sconfinamenti e gli scoperti di conto sono diminuiti dal 10,4 al 9,2 per cento. I tassi applicati sugli affidamenti sono diminuiti dal 7,2 al 5,2 per cento. Il 78,7 per cento dei clienti, che non ha registrato scoperti di conto o sconfinamenti nel corso del 2022, ha detenuto una giacenza media di 7.665 euro (93 euro in più rispetto all’anno precedente); il relativo tasso di remunerazione è stato pari allo 0,2 per cento (0,3 nel 2021)

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