Storie Web domenica, Febbraio 15
Contagi in calo, ma attenzione a colpi di coda

Per ora in Italia ha provocato 10 milioni di infezioni e minaccia di farle lievitare a 14-16 milioni. Dunque, quando si abbasserà il sipario sull’influenza stagionale, intensa ma ora in discesa, il bilancio sarà corposo. Raggiunto il picco a fine gennaio scorso, l’influenza in cui predomina la variante K, dovrebbe arretrare ulteriormente a termine febbraio e inizio marzo lasciando dietro di sé uno strascico di contagi.

Pediatri: “Casi in calo ma attenzione agli altri virus”

L’influenza è ormai al colpo di coda. I casi sono in diminuzione rispetto alla settimana precedente, anche tra i bambini, soprattutto nella fascia d’età 0-4 anni, che  resta la più colpita”. A fare il punto è Antonio D’Avino, presidente  della Fimp (Federazione italiana medici pediatri), che descrive una fase finale della stagione influenzale, ma con  ancora diverse infezioni virali in circolazione negli ambulatori  pediatrici. Meno influenza, ma altri virus in circolo. Ieri il  bollettino settimanale di sorveglianza RespiVirNet registrava un calo  dell’incidenza delle infezioni respiratorie acute in tutte le fasce di età compresa quella 0-4 anni, in cui è 38 casi per 1000 assistiti a 40 casi per 1.000 assistiti nella settimana precedente.      

  “Se l’influenza sta rallentando, continuano però a circolare altri  virus respiratori, tra cui: il virus respiratorio sinciziale (Rsv), i  rinovirus e altri coronavirus diversi da quello responsabile della  pandemia da Sars-CoV-2. La presenza contemporanea di questi tre virus  – sottolinea D’Avino – sta determinando un aumento delle infezioni  respiratorie acute, che colpiscono soprattutto i più piccoli, in  particolare i bambini tra 0 e 4 anni”.

“Nella maggior  parte dei casi, la gestione è semplice. La terapia consigliata è  sintomatica: controllo della febbre e gestione dei dolori con  l’utilizzo di paracetamolo (farmaci sintomatici), secondo le  indicazioni del pediatra – consiglia il presidente della Fimp -. Se  però i sintomi peggiorano, la febbre persiste o compaiono segnali di  difficoltà respiratoria, è importante portare il bambino dal pediatra  per una valutazione clinica”. 

Per D’Avino quest’anno “un elemento rassicurante riguarda l’andamento  della stagione influenzale: non si sono registrate complicanze  significative. Un altro dato positivo è che stanno diminuendo i casi  di influenza complessivamente e nella fascia più colpita 0-4 anni (38 casi su 10mila assistiti)”. Parallelamente, “negli ambulatori  pediatrici si osserva un aumento delle infezioni gastrointestinali di  origine virale, che provocano vomito e diarrea. Questi disturbi –  conclude – stanno interessando bambini e adolescenti e rappresentano,  in questo momento, una delle principali cause di consulto medico in  età evolutiva”. In sintesi, mentre l’influenza si avvia verso la  conclusione, l’attenzione resta alta per gli altri virus respiratori e per le infezioni gastrointestinali. La parola d’ordine resta la  stessa: monitorare i sintomi e rivolgersi al pediatra in caso di  peggioramento.

Andreoni: “Meno polmoniti e più raffreddori e tracheiti tra gli anziani”

“Influenza in calo, ma circolano ancora virus respiratori: in generale registriamo meno polmoniti, ma persistono raffreddori e tracheiti soprattutto tra gli anziani”. Così Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali).  “L’influenza stagionale più importante sta diminuendo. I casi gravi con complicanze respiratorie sono in calo – assicura l’infettivologo – un segnale che lascia pensare a una riduzione della circolazione dei virus influenzali. Tuttavia, continuano a circolare diversi virus respiratori, tra cui rinovirus, virus parainfluenzali e virus respiratorio sinciziale (Rsv). Questi agenti provocano soprattutto infezioni delle alte vie respiratorie — come raffreddori, mal di gola e tracheiti — con sintomi generalmente meno severi rispetto  all’influenza, ma comunque fastidiosi, in particolare per le persone  più fragili”. 

I soggetti a rischio “restano gli anziani over 65, le persone con più  patologie (come diabete o insufficienza renale), i malati cronici e  gli immunodepressi. In questi pazienti si possono ancora osservare  casi di polmonite, anche se nel complesso il numero delle polmoniti è  in diminuzione” aggiunge.   Per quanto riguarda la gestione dei sintomi, nella maggior parte dei  casi la terapia può essere effettuata a domicilio. “Ai primi segni di raffreddamento è consigliabile restare a casa per evitare di  diffondere l’infezione. Gli antipiretici vanno utilizzati solo in  presenza di febbre superiore ai 38 gradi. Continua infine a circolare  il virus respiratorio sinciziale (Rsv), in attesa che il vaccino per  gli adulti diventi disponibile” conclude.

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