Storie Web giovedì, Marzo 19

Necessario far dialogare i professionisti della consulenza finanziaria con i principali “bracci operativi dello Stato”, ovvero quegli enti che muovono il patrimonio e le riserve del Paese. È quanto segnala l’intervento di Giuseppe Conte, presidente di Anasf, in apertura dell’ultimo convegno di Consulentia 2026, kermesse alla quale hanno partecipato più di 3.500 consulenti finanziari. Conte ha auspicato la necessità di passare da un approccio frammentato, definito “ego-sistema”, a un vero e proprio “eco-sistema”, in cui tutte le forze istituzionali e private collaborino in squadra per ottimizzare gli sforzi e dare una spinta decisiva al “motore Italia”, alimentando un valore positivo per l’intera collettività.

All’interno di questo scenario Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), rappresentata da Fabio Massoli, ha segnalato che la missione storica dell’ente è fungere da ponte tra il risparmio degli italiani – che oggi ammonta a oltre seimila miliardi di euro – e il finanziamento delle infrastrutture sociali ed economiche. Massoli ha individuato un problema critico nell’attuale propensione al risparmio: circa il 30% di questa enorme ricchezza giace inattivo sui conti correnti, percepito dai cittadini più come una riserva per gli imprevisti che come uno strumento per generare valore. In quest’ottica, egli ha sottolineato il ruolo fondamentale dei consulenti finanziari nell’educazione dei risparmiatori, per far comprendere che oggi il rischio maggiore non è l’investimento, bensì l’immobilismo. Massoli ha inoltre posto l’accento sulla necessità di creare strumenti finanziari alternativi al tradizionale debito bancario per supportare la crescita, l’innovazione e l’accesso al mercato dei capitali da parte delle Piccole e Medie Imprese (Pmi) e delle startup, citando come esempio virtuoso il Fondo Nazionale Strategico promosso dal MEefe co-gestito con altre entità.

Il direttore generale di Enasarco, Antonio Bonfiglio, ha illustrato il profondo cambio di paradigma intrapreso dal suo ente: da soggetto che eroga prestazioni esclusivamente al momento del pensionamento, spesso percepito solo come un costo, a vero e proprio promotore di investimenti capace di affiancare e stabilizzare la vita professionale degli iscritti durante tutta la loro carriera lavorativa. Di fronte a fenomeni strutturali come la discontinuità lavorativa e la longevità – considerata un’opportunità ma anche una grande responsabilità per le casse previdenziali –, Bonfiglio ha spiegato che Enasarco sta adottando una visione di lungo respiro per sostenere l’economia reale. Questo impegno si traduce anche in sinergie con altre istituzioni, come dimostra il cofinanziamento di 100 milioni di euro nel Fondo Nazionale Strategico in partnership proprio con Cdp. Infine, Bonfiglio ha ricordato che per ottimizzare questi sforzi sarebbe auspicabile un quadro normativo e fiscale più favorevole, dato che attualmente i rendimenti delle casse sono tassati in modo penalizzante rispetto alla loro funzione.

Negli altri interventi è stato evidenziato come l’economia italiana rischi di destrutturarsi in assenza di uno sguardo di lungo periodo e in vista del progressivo esaurimento delle risorse del Pnrr, previsto per il 2026. È emersa con forza la necessità di non lasciare sole le imprese, supportandole nei processi di internazionalizzazione non solo attraverso la finanza agevolata, ma soprattutto con la formazione del capitale umano, affinché possano affrontare le complessità dei mercati globali e le continue tensioni geopolitiche con le giuste competenze. Inoltre è stato evidenziato il valore strategico della rigenerazione del patrimonio immobiliare pubblico in disuso, che può essere trasformato in progetti di sviluppo territoriale – come strutture ricettive o poli sanitari – grazie all’intervento di investitori istituzionali capaci di sopperire alla mancanza di credito bancario locale. Infine, è stato ribadito che la previdenza deve essere considerata una vera e propria infrastruttura finanziaria: guardando ai modelli internazionali, è stato suggerito di adottare regole più flessibili e incentivi fiscali per permettere ai fondi pensione e alle casse di investire maggiormente nell’economia reale nazionale anziché limitarsi ai titoli di debito pubblico.

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