Il congedo parentale paritario è un modello di tutela che mira a equiparare i diritti e i doveri di madri e padri nell’assistenza ai figli, superando la tradizionale distinzione tra congedo di maternità (più lungo e obbligatorio) e di paternità. Le ultime versioni della proposta di legge sostenuta dalle opposizioni alla Camera (prima firmataria la segretaria Pd, Elly Schlein) prevedevano un congedo di 5 mesi per ciascun genitore con retribuzione garantita al 100% dello stipendio (rispetto all’attuale sistema che prevede percentuali variabili tra l’80% e il 30%). Secondo i proponenti il periodo sarebbe divenuto obbligatorio anche per i padri, superando gli attuali 10 giorni previsti dalla legge. Con la non trasferibilità: i mesi che toccano a un genitore non possono essere ceduti all’altro.
Il voto dell’Aula di Montecitorio
L’Aula della Camera ha bocciato tutti gli articoli della proposta di legge delle opposizioni in materia di congedo paritario tra madre e padre per l’incremento dell’indennità di maternità e l’introduzione di un congedo paritario per il padre. In particolare l’assemblea ha approvato una serie di emendamenti soppressivi presentati dalla commissione Bilancio a seguito di rilievi sulle coperture finanziarie. Con la cancellazione di tutti gli articoli il provvedimento è stato respinto senza che si potesse procedere né all’esame degli ordini del giorno né alla votazione finale.
Ragioneria, i motivi dello stop
«La copertura risulta inidonea». Dice così un passaggio della relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato sulla proposta di legge sul congedo paritario. Il documento della Ragioneria fa riferimento alla relazione tecnica trasmessa dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali sulla proposta di legge. Sull’articolo 1 della pdl, si evidenzia che «la relazione tecnica, relativa solo agli oneri per gli iscritti all’Inps, quantifica gli stessi, nell’ipotesi di decorrenza dal 1° gennaio 2026, in 520,8 milioni di euro per l’anno 2026 progressivamente crescenti fino a 636,6 milioni di euro annui a decorrere dal 2035. Tali oneri risultano, comunque, sottostimati in quanto non includono gli oneri relativi alle lavoratrici libere professioniste iscritte alle relative casse di previdenza». Quanto all’articolo 2, quello sul congedo paritario, «la relazione tecnica quantifica gli oneri, nell’ipotesi di decorrenza dal 1° gennaio 2026, in 3.179,9 milioni di euro per l’anno 2026 progressivamente crescenti fino a 3.875,2 milioni di euro annui a decorrere dal 2035. Complessivamente – la sintesi -, ancorché non completa in quanto relativa ai soli iscritti Inps lavoratrici e lavoratori del settore privato, la relazione tecnica quantifica gli oneri complessivi derivanti dagli articoli 1 e 2, nell’ipotesi di decorrenza dal 1° gennaio 2026, in 3.700,7 milioni di euro per l’anno 2026 progressivamente crescenti fino a 4.511,8 milioni di euro annui a decorrere dal 2035». La Ragioneria evidenzia anche la necessità di integrazioni, in quanto occorrono «elementi di dettaglio circa il personale interessato dipendente del settore pubblico e, in particolare, quello appartenente al comparto scuola».
Infine «l’articolo 4 del provvedimento indica gli oneri in 3 miliardi di euro annui a decorrere dal 2025, a valere su risparmi di spesa e sulle maggiori entrate derivanti dalla rimodulazione e dall’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi (Sad). Premesso che il provvedimento prevede una decorrenza sul piano temporale degli oneri relativi a un esercizio finanziario ormai concluso, si evidenzia che dal medesimo conseguono oneri a carattere crescente e strutturale, superiori a quelli indicati». Di qui, le conclusioni: copertura inidonea, «in quanto formulata in termini meramente programmatici facendo riferimento alla rimodulazione o alla soppressione di misure indeterminate per far fronte a oneri certi e quantificati».
Il botta e risposta politico
«Vi trincerate oggi dietro una scusa tecnica, quella che mancherebbe le coperture, però lo sapete che è solo una questione di volontà politica perché le avete trovate per fare il ponte sullo Stretto di Messina, per fare delle prigioni vuote in Albania, allora siete ipocriti e non è la prima volta che scegliete di comprimere gli spazi della nostra opposizione e delle nostre proposte unitarie. L’avete fatto anche sul salario minimo». Lo dice Elly Schlein nell’Aula di Montecitorio nel corso delle votazioni che hanno determinato la caduta del provvedimento. Per la segretaria del Pd la maggioranza «ha affossato una proposta concreta che potrebbe migliorare la vita di milioni di famiglie italiane, un congedo paritario, 5 mesi pagati al 100% per entrambi i genitori, riguarderebbe anche le lavoratrici e lavoratori autonomi». La relatrice al testo in commissione Lavoro, Marta Schifone (FdI), respinge le accuse. «La famiglia e la natalità sono al centro dell’agenda politica del governo Meloni e di Fratelli d’Italia. La relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato è chiara: le coperture della proposta di legge sul congedo parentale delle opposizioni sono inidonee e il provvedimento “non può essere verificato positivamente”. Non è una questione politica, è una questione di responsabilità verso la tenuta dei conti pubblici e verso le famiglie italiane». E, ha sottolineato: «Presentare proposte senza coperture adeguate non è tutelare le famiglie: è fare propaganda sulla loro pelle. Noi continuiamo a lavorare con serietà e con i fatti, come abbiamo sempre fatto».
