
Kaja Kallas e Christine Lagarde sono state le protagoniste dell’ultima giornata della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, caratterizzata da dibattiti sul ruolo dell’Europa in un contesto globale sempre più instabile e la competitività economica. La mattinata si è aperta con l’intervento dell’Alto rappresentante Ue in un panel che ha visto anche il presidente lettone Edgars Rinkevics, la vicesegretaria generale della Nato Radmila Sekerinska e la sottosegretaria delle Forze Armate francesi Alice Rufo.
“Contrariamente a quanto alcuni potrebbero dire, l’Europa ‘woke e decadente’ non sta vivendo la cancellazione della sua civiltà. Anzi, le persone vogliono ancora unirsi al nostro club, e non solo i loro connazionali europei” ha detto tra le altre cose l’ex premier estone. “Spero solo che chi aspetta da tempo non debba aspettare ancora a lungo. Come mostrano i sondaggi, coloro che sono già membri vogliono che l’Unione assuma un ruolo più forte nel mondo, per difendere i nostri valori, prendersi cura del nostro popolo e far progredire l’umanità” ha aggiunto Kallas. “Come ha detto il presidente Macron a Davos, l’Europa a volte è troppo lenta e ha bisogno di essere riformata. Ma sappiamo assolutamente chi siamo e ciò per cui ci battiamo”.
Kaja Kallas,Conferenza sulla sicurezza di Monaco 2026 (ansa)
“La Russia non è una superpotenza, la sua economia è a pezzi”
Nel suo intervento, Kaja Kallas ha parlato anche della Russia, precisando che “non è una superpotenza. Dopo oltre un decennio di conflitto, inclusi 4 anni di guerra su vasta scala in Ucraina, la Russia è appena andata oltre le linee del 2014, e il costo è stato di 1,2 milioni di vittime. Oggi la Russia è distrutta, la sua economia è a pezzi. È scollegata dai mercati energetici europei e i suoi cittadini stanno fuggendo. La minaccia più grande che la Russia rappresenta in questo momento è che ottiene più al tavolo dei negoziati di quanto abbia ottenuto sul campo di battaglia”.
L’Alto rappresentante Ue ha concluso ricordando come “a proposito di negoziati, ciò che conta più dell’avere un posto al tavolo, è sapere cosa chiedere quando ci si siede. Il motivo è molto semplice. Le richieste massimaliste della Russia non possono essere soddisfatte con una risposta minimalista. Se l’esercito ucraino deve essere limitato nelle dimensioni, anche la Russia dovrebbe esserlo. Dove la Russia ha causato danni in Ucraina, la Russia dovrebbe pagare”.
Su Rubio: “Non la vediamo allo stesso modo su tutte le questioni, quando sento attacchi all’Europa penso a quale sia l’alternativa”
L’ex premier estone è voluta anche tornare sul “messaggio che abbiamo sentito” ieri dal segretario di Stato Marco Rubio, che “America ed Europa sono intrecciate, lo sono state in passato e lo saranno in futuro. Penso che questo sia importante. È anche chiaro che non la vediamo allo stesso modo su tutte le questioni e che questo rimarrà anche in futuro, ma penso che possiamo lavorare partendo da quel punto”.
Rispetto alle critiche che vengono dagli Usa sul presunto declino valoriale dell’Europa, Kallas ha spiegato che “ogni volta che sento questo attacco all’Europa – è molto di moda in questo momento – penso a quale sia l’alternativa e a tutte le cose migliori o buone che abbiamo ottenuto dall’Europa e a tutte le cose buone che l’Europa in realtà rappresenta. Stiamo spingendo l’umanità in avanti, cercando di difendere i diritti umani e tutto il resto, il che in realtà porta anche prosperità alle persone”. E poi, sapete, “è molto difficile per me”, che vengo da un Paese che è “al secondo posto per la libertà di stampa”, “sentire critiche sulla libertà di parola provenienti da un Paese che è al 58° posto in questa lista”.
Christine Lagard,Conferenza sulla sicurezza di Monaco 2026, (ansa)
Lagarde: “Quando Trump ha cambiato atteggiamento nei confronti dell’Europa, abbiamo ricevuto tutti un calcio nel sedere”
La sessione successiva si è concentrata sulla competitività, con la presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde e il premier estone Kristen Michal tra i relatori. Seguiranno sessioni col ministro croato Andrej Plenkovic, il ministro delle Finanze norvegese Jens Stoltenberg e il ministro degli Esteri ombra del Regno Unito Priti Patel.
Nel corso del suo intervento, nell’ambito del panel Dalla frammentazione alla competitività, la presidente della BCE ha sottolineato che “l’Europa cresce in tempi di crisi”. Lagarde ha voluto ricordare che “se leggi i padri fondatori, tutti dicono la stessa cosa: l’Europa è più forte e migliora insieme in tempi di crisi”. L’economista francese, poi, ha usato un’espressione forte e di sicuro impatto nel voler parlare di vera e propria “crisi” quando Trump ha cambiato atteggiamento nei confronti dell’Europa, dando un “calcio nel sedere che abbiamo ricevuto tutti”. “E non sto liquidando la questione – ha puntualizzato Lagarde -, sto solo dicendo che questo è ciò che sta accadendo in questo momento e che avvicina molto di più i leader europei e i politici e questo deve continuare”.
In conclusione, la presidente della Banca Centrale Europea ha rammentato a tutti che “il mercato interno si sta risvegliando. Se guardo alla crescita dell’anno scorso, è stata solo dell’1,5%, ma è stata tutta dovuta a consumi e investimenti. Le esportazioni hanno contribuito negativamente”. “I mercati non sempre sbagliano. E, se guardo alla quantità di denaro investita dai venture capitalist, in particolare in questo momento, in settori chiave dove i rapporti prezzi-utili e prezzo-valore contabile stanno aumentando in modo significativo, il denaro sta arrivando”.
Rubio prosegue il tour in Europa: oggi in Slovacchia, domani in Ungheria
A Conferenza ormai conclusa, (con le osservazioni del presidente, Wolfgang Ischinger), il segretario di Stato americano Marco Rubio prosegue il suo tour europeo con visite nei Paesi guidati dagli alleati di destra del presidente Donald Trump. Il segretario di Stato americano è arrivato in Slovacchia, domani è prevista una successiva tappa in Ungheria. Le visite arrivano all’indomani del discorso, dalla grande eco, tenuto in Baviera, con cui Rubio ha invitato gli europei a difendere la “civiltà occidentale”, esortandoli a sostenere la visione del presidente statunitense, di un “rinnovamento” dell’ordine mondiale. In quello stesso discorso, l’esponente repubblicano di origine cubana aveva anche sottolineato che il legame tra Usa e Europa è indistruttibile e che le due sponde dell’Atlantico sono molto più vicine di quanto il cancelliere tedesco Friedrich Merz non abbia dato modo di credere. Il capo del governo di Berlino aveva detto, infatti, senza mezzi termini, che l’ordine mondiale del passato è ormai finito, con un’America a guida trumpiana orientata su altri obiettivi strategici e un’Europa orfana del partner storico e più forte, che deve darsi da fare da sola se vuole sopravvivere.
Rubio, durante la visita a Bratislava, incontrerà il primo ministro slovacco Robert Fico, il nazionalista anti-Kiev che si è posizionato come alleato del tycoon newyorkese. Tuttavia, si tratta dello stesso leader che (durante una recente visita alla tenuta di Trump, a Mar-a-Lago, in Florida) avrebbe espresso preoccupazione per lo stato mentale del presidente statunitense, secondo quanto riportato da Politico, citando diplomatici europei anonimi. Sia Washington che Bratislava hanno smentito con veemenza. Il leader slovacco ha dichiarato, dopo l’incontro a Mar-a-Lago, che lui e Trump avevano avuto discussioni “estremamente importanti” sull’energia nucleare.
Il segretario di Stato americano si recherà domani a Budapest per incontrare i funzionari ungheresi, tra cui il primo ministro Viktor Orbán. Trump non fa mistero del suo sostegno al leader nazionalista di destra, che descrive come un “uomo forte e potente”, in vista delle elezioni parlamentari previste per il prossimo 12 aprile. Orbán si trova ad affrontare la sfida più dura dalla sua presa del potere (cioè, da quando è tornato a fare il premier in Ungheria, nel 2010), poiché il partito Fidesz è in netto svantaggio rispetto al Tisza del leader dell’opposizione Peter Magyar, secondo quanto scrivono i sondaggi. Le elezioni rischiano di rivelarsi come l’occasione per l’uscita di scena di Orban.