Storie Web sabato, Luglio 13
Notiziario

Nuovo sconto in arrivo per chi aderirà al concordato preventivo. Arriva, infatti, la flat tax sul maggior reddito contenuto nell’accordo con il Fisco. Tassazione sostitutiva “graduata” in base ai voti conseguiti sulle pagelle fiscali. Il Governo è pronto ad aprire alle richieste di rendere maggiormente attrattiva l’adesione al concordato preventivo. Richieste che saranno formalizzate oggi dalle categorie produttive e dai professionisti in audizione presso le commissioni Finanze di Camera e Senato sullo schema di decreto delegato che introduce una serie di correttivi al concordato preventivo oltre che alla cooperative compliance e agli adempimenti.

Nell’ipotesi su cui sta ragionando Parlamento e Governo punta a introdurre un regime opzionale di tassazione sostitutiva che sarà variabile in base al voto conseguito con le pagelle fiscali del periodo d’imposta precedente a quello del concordato. Il concetto di fondo è quello di premiare i più virtuosi con un’aliquota meno elevata. Così il prelievo sarà del 10% per chi avrà un punteggio non inferiore a otto, del 12% per chi avrà invece un voto compreso tra 6 e 8 e del 15% per chi avrà un voto inferiore alla sufficienza.

Un’ipotesi su cui l’Esecutivo sarà “sollecitato” anche dai pareri che arriveranno dalle commissioni Finanze presiedute da Massimo Garavaglia (Lega) al Senato e Marco Osnato (FdI) alla Camera. L’obiettivo da centrare, secondo senatori e deputati è quello di rendere più attrattivo il concordato, tanto che la nuova “flat tax” rapportata al voto di affidabilità potrebbe essere posta come condizione per obbligare così il Governo a riscrivere ancora una volta il concordato. L’idea è quella di rendere l’opzione per la flat tax sul maggior reddito d’impresa o di lavoro autonomo derivante dall’adesione al concordato preventivo valida per entrambi i periodi d’imposta in cui è valido l’accordo con il Fisco. Ma non solo, perché di fatto verrà delineato anche un percorso di stabilizzazione perché l’opzione per la tassazione ad aliquota piatta sarà valida anche per il biennio successivo in caso di rinnovo.

Un tentativo per fare breccia tra le associazioni di categoria di artigiani e autonomi e tra i commercialisti, che assistono le partite Iva interessate, per spingere le adesioni al concordato. Anche perché lo strumento in base ai primi calcoli proposti (si veda «Il Sole 24 Ore» del 18 giugno) rischia di chiedere un conto fino a otto volte superiore ai contribuenti che hanno dimostrato una minore affidabilità fiscale conseguendo voti ben sotto la soglia dell’otto in pagella. Né sembra aver fugato finora la diffidenza verso l’accordo la possibilità di arrivare gradualmente al 10 in pagella richiesto dal software, con uno step intermedio che per il primo anno prevede un abbattimento del 50% del reddito (e quindi delle imposte dovute) secondo quanto prospettato nell’accordo.

«La tassa piatta incrementale – sottolinea Salvatore Regalbuto, consigliere nazionale dei commercialisti delegato alla fiscalità – può consentire di aderire al concordato anche a chi riceve proposte con redditi concordatari consistenti, come accade in particolare ai contribuenti meno “affidabili” fiscalmente, mitigando così gli esiti degli Isa che, per loro natura, essendo basati su elaborazioni statistiche di larga scala, talvolta non colgono pienamente le peculiarità dell’attività del contribuente». I commercialisti proporranno in audizione alle commissioni Finanze di Camera e Senato anche l’introduzione di «una soglia in valore assoluto di 25mila euro, al di sotto della quale non sia possibile l’attività accertativa, e l’estensione ai forfetari della copertura integrale dagli accertamenti presuntivi già riconosciuta ai soggetti che applicano gli Isa». Una copertura che, aggiunge ancora Regalbuto, per i soggetti Isa, deve valere anche ai fini Iva e a prescindere dal punteggio ottenuto nelle pagelle fiscali durante gli anni di vigenza del concordato.

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