Storie Web lunedì, Febbraio 23

L’interfaccia ricorda quella della posta di Google, la differenza è che al posto della G c’è una J e che questo servizio permette di navigare all’interno della corrispondenza di Jeffrey Epstein. Si chiama Jmail il progetto realizzato dal Ceo di Kino AI Luke Igel e Riley Walz, ingegnere del software che il New York Times ha definito “Il giullare tecnologico che prende in giro San Francisco”.

Dietro a Jmail, però, non c’è solamente gusto per l’ironia. Per chi conosce la suite di Google, il sito appare appunto come una casella di posta Gmail: in alto a destra c’è la foto profilo di Epstein, nella casella tutte le mail che è possibile consultare ma anche ricercare, come si fa appunto con la propria posta elettronica. Per ogni messaggio aperto, c’è ovviamente la possibilità di scaricare il file originale. C’è poi una sezione che replica Drive, lo spazio di archiviazione, dove sono presenti tutti i documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia americano. E uno spazio per le foto, ricercabili anche per soggetto: una funzione che permette molto velocemente di visualizzare le (molte) foto dell’ex presidente Bill Clinton e le (poche) dell’attuale Donald Trump presenti all’interno degli Epstein Files.

Non è finita: nella sezione JFlights si possono ricostruire tutti i voli aerei citati nei documenti sequestrati al finanziere pedofilo, in JAmazon gli acquisti effettuati sulla piattaforma di Jeff Bezos, su JeffTube i video, su Jotify una versione audio degli interrogatori, che pare però più una lettura effettuata da un’intelligenza artificiale dei testi presenti negli archivi. Una pagina Jacebook consente di visualizzare le immagini in ordine cronologico, come avviene sul social network di Meta, mentre jMessage mostra le conversazioni via messaggio avute da Epstein, ad esempio, con lo stratega dell’ultradestra Steve Bannon. Per chi faticasse a raccapezzarsi all’interno di questo universo di nomi, ecco infine Jwiki, un portale che ricalca Wikipedia e contiene informazioni su tutti i nomi citati nei file rilasciati dal Dipartimento di Giustizia americano.

E in effetti il tema di come riuscire ad analizzare questa enorme mole di documenti sta attraversando il dibattito pubblico, specie in nicchie come quelle degli sviluppatori o dei giornalisti. Tant’è che sono diversi i progetti in rete per raccogliere e distribuire questi documenti. Epsteingraph.com è un portale che permette di visualizzare e scaricare i documenti a partire da una chiave di ricerca, lo stesso fa anche il portale epstein-docs.github.io, che offre anche una serie di riassunti della documentazione generati dall’intelligenza artificiale. In Italia il giornalista Alberto Puliafito, direttore di SlowNews e curatore della newsletter di Internazionale dedicata all’AI, ha annunciato di star costruendo un archivio degli Epstein files utilizzando Pinpoint, uno strumento sviluppato da Google per i giornalisti, con l’obiettivo di renderlo pubblico. Tutti tentativi di rendere possibile una lettura di questi documenti e dei segreti che custodiscono.

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