
Dal 2022 l’industria chimica europea ha conosciuto un impatto di 20mila posti di lavoro in meno, mentre ulteriori 89mila sono a rischio nelle filiere collegate, con le chiusure di impianti già annunciate che hanno causato la perdita di 37 milioni di tonnellate di produzione, ossia il 9% della capacità produttiva.
Nel vecchio continente la perdita di capacità connessa alle chiusure è aumentata di sei volte, secondo quanto emerge dal report European Chemical closures & investments radar 2022-2025, realizzato dal Cefic, (European chemical industry council), l’associazione che riunisce le rappresentanze imprenditoriali del settore dei diversi paesi Ue, tra cui l’italiana Federchimica.
Necessario un cambio di rotta
Per il presidente della Federazione, Francesco Buzzella, «è indispensabile un cambio di rotta a tutela dell’industria chimica. Salvare la chimica in Europa significa salvare l’intero comparto manifatturiero. La riduzione degli investimenti e gli annunci di rischi di chiusura sono un campanello d’allarme che le istituzioni devono cogliere per mettere in atto, nell’immediato, azioni incisive a favore della competitività, della tutela della capacità produttiva e orientate ad un’inversione del trend negativo che riguarda gli investimenti».
I posti di lavoro a rischio nella filiera
Il report analizza chiusure, ridimensionamenti e investimenti in capacità produttiva nella Ue a 27, nel Regno Unito, in Svizzera e in Norvegia, dal 2022 al 2025 ed evidenzia due dati molto preoccupanti, ossia il rallentamento degli investimenti, con tutto quello che ne consegue per la competitività e la redditività a lungo termine del settore e l’impatto occupazionale.
Sul primo fronte c’è una riduzione degli investimenti in capacità produttiva in Europa scesi dai 2,7 milioni di tonnellate del 2022 ai soli 0,3 milioni rilevati finora nel 2025. Sul secondo fronte, invece, le chiusure annunciate hanno un impatto che sfiora i 110mila posti di lavoro, sommando quelli diretti e quelli delle filiere collegate.