Le autocrazie sono definite da una certa idea di potere. Il partito, una persona, controlla quanto più potere economico e sociale possibile. Controllano l’informazione, il sistema giudiziario. Non esistono né partiti politici indipendenti né media indipendenti. Questi paesi, spesso diversi ideologicamente, collaborano tra loro, ma tutti concordano sul fatto che il pericolo maggiore per i loro sistemi sia il linguaggio della democrazia liberale, le persone che parlano di giustizia, di diritti, di libertà.
Lei ha parlato di una rete che collega le autocrazie, ma perché le democrazie invece non riescono a formare una rete altrettanto potente?
In realtà le democrazie collaborano e il fatto che continuiamo a vivere in Europa in una relativa prosperità e pace è merito delle reti che abbiamo costruito, delle reti dell’Unione Europea, della NATO, dei legami commerciali tra di noi, ma il futuro lo dovremmo pensare in modo molto più creativo. L’Unione Europea non basta. Abbiamo bisogno di una definizione più ampia di Europa, che includa la Gran Bretagna, che includa l’Ucraina, che ora ha l’esercito più grande e potente d’Europa, e probabilmente anche l’industria della difesa più importante. Dobbiamo pensare in termini di coalizione di volenterosi. Potremmo creare una coalizione per sconfiggere la cleptocrazia ed eliminare il riciclaggio di denaro. Potremmo creare una coalizione per salvare l’Ucraina. Le democrazie sono efficaci quando lavorano insieme.
Non ci sono molti segnali incoraggianti. Tuttavia, lei dedica il suo saggio agli ottimisti. Come mai? Lei si sente un’ottimista?
Conosco persone che hanno dedicato la loro vita a combattere regimi davvero senza speranza. Ho amici nell’opposizione iraniana, nell’opposizione russa, avevo amici in quella venezuelana. E se loro riescono a dire costantemente possiamo cambiare le cose nonostante affrontino la prigione o la perdita di familiari, se ha speranza chi vive in Iran, perché non possiamo averla noi, nella nostra ricca, prospera e sicura Europa?
