Storie Web giovedì, Aprile 23

L’Italia ai Mondiali di calcio del 2026 al posto dell’Iran. È questa la «proposta indecente» avanzata alla Fifa da Paolo Zampolli, inviato speciale per le Partnership globali legato a Donald Trump, secondo cui il palmarès azzurro — quattro titoli mondiali vinti nel 1934, 1938, 1982 e 2006 — renderebbe legittima una simile sostituzione. Come riferito dal Financial Times, l’iniziativa rientrerebbe in un tentativo più ampio di ricucire i rapporti tra il presidente Usa e la premier italiana Giorgia Meloni, incrinatisi dopo le critiche di Trump al Papa, proprio in relazione al conflitto con l’Iran.

Per comprendere bene gli effetti che potrebbe avere questa proposta, è necessario ripercorrere la parabola di vita di Paolo Zampolli, personaggio centrale quando si tratta di attivare canali informali tra Stati Uniti e Italia, da anni legato personalmente a Trump. È proprio questa relazione di fiducia ad avergli consentito di assumere un ruolo chiave nel rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Washington e Roma.

La traiettoria professionale di Zampolli è tutt’altro che lineare. Nato a Milano nel 1970, cresce nell’azienda di famiglia, la Harbert, fondata dal padre Giovanni e attiva nella distribuzione italiana dei prodotti Hasbro legati a franchise come Star Wars e Marvel. La morte improvvisa del padre, avvenuta in un incidente sugli sci quando Paolo aveva appena 18 anni, segna una svolta radicale: interrompe il percorso universitario e decide di cedere l’impresa.

La seconda metà degli anni Novanta rappresenta il primo vero punto di svolta. Zampolli entra nel circuito della moda internazionale e nel 1994 collabora all’organizzazione del concorso «Look of the Year» a Ibiza. In quell’occasione conosce John Casablancas, storico fondatore dell’agenzia di modelle Elite Model, che lo sprona a spostarsi a New York. Qui Zampolli costruisce una rete di contatti globali, fonda la ID Models e lavora con vere e proprie icone delle passerelle come Heidi Klum e Claudia Schiffer.

Lo stesso periodo è cruciale anche per l’inizio del suo rapporto con Trump. È infatti Zampolli a presentare Melania Knauss al magnate immobiliare durante un evento della Fashion Week newyorkese nel settembre del 1999. Il legame si consolida negli anni successivi e nel 2004, su consiglio dello stesso Trump, Zampolli decide di lasciare il settore della moda per entrare nel real estate.

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