
Chef Locatelli parla dell’Italia come di un pensiero che ritorna, che insiste, che non lo ha mai lasciato davvero. Dopo 23 anni a Londra, dopo le Bahamas e Cipro, dopo la sfida della National Gallery, dopo gli anni da giudice di Masterchef (che torna oggi 11 dicembre su Sky) ora dice con una chiarezza nuova: «Adesso vorrei aprire nel Sud Italia. È lì che voglio tornare, mia moglie adora il calore della gente e la vita meno frenetica. Voglio aprire un progetto tutto mio».
È una dichiarazione che sorprende solo a metà. Perché Giorgio Locatelli, quando ripercorre la sua vita, la racconta come un viaggio che parte dall’Italia, se ne allontana e poi la ritrova ovunque: nei pomodori impossibili da trovare ai Caraibi, nella burrata che a Cipro sparisce in un attimo, non si fa tempo a rimpiazzarla, nei ragazzi di Camden Town che imparano a cucinare spaghetti al pomodoro. L’Italia è sempre stata la bussola, anche quando sembrava lontana.
A Cipro, dove è approdato sette anni fa, all’interno dell’hotel Amara, Locatelli dice di aver trovato «un’isola felice», un posto sorprendente per multiculturalità, luce, possibilità. Limassol gli è entrata dentro quasi senza che se ne accorgesse: una costa nuova, una città che cambia, una clientela internazionale e curiosa, un ristorante che negli anni è diventato un punto fermo della scena gastronomica locale. «Ma quello che mi interessa davvero – spiega – è portare l’Italia dentro questa realtà». Sta infatti lavorando a un menù nuovo, un ponte gastronomico fra Sud Italia e Mediterraneo orientale, un modo per raccontare l’identità italiana attraverso gli ortaggi, i formaggi, i vini e i sapori ciprioti, che trova molto simili a quelli che anela, ovunque sia.
«La qualità detta tutto», ribadisce. È una regola che ha imparato anche alle Bahamas, dove cucinare significa negoziare ogni giorno con ciò che realmente arriva. «Ti manca il pomodoro, ti manca il pesce che pensavi di usare. Allora ti adatti. Non puoi imporre un menù all’ambiente. Devi ascoltarlo. È una lezione molto italiana, in fondo: il territorio decide, e si creano nuove contaminazioni, l’Italia vince e si racconta anche se si deve reinventare».
Eppure, nonostante queste esperienze straordinarie, è dall’Italia che sembra arrivare la sua nuova energia. Quando parla del Sud, si illumina. Non cita una città, non vuole legarsi a un nome; preferisce immaginare un luogo fatto di luce più intensa, di stagionalità vera, di un pubblico che sappia riconoscere la cucina italiana non come cliché, ma come verità quotidiana. In Italia – dice – ritroverebbe un ritmo diverso, più naturale, più istintivo.