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Notiziario

La settimana scorsa la presidente ungherese Katalin Novak si è dimessa perché è emerso che nel 2023 concesse la grazia a un uomo coinvolto in numerosi casi di pedofilia. Il governo di Orban sta riuscendo in parte a rivolgere la rabbia del pubblico altrove, ma la sua credibilità come difensore dei valori cristiani è calata, e alcune conseguenze ci sono già.

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La presidente dell’Ungheria Katalin Novak, storica alleata del primo ministro Viktor Orban, nell’aprile del 2023 ha concesso la grazia a un uomo condannato per aver coperto abusi sessuali sui minori ospitati in un orfanotrofio. L’uomo era il vicedirettore dell’orfanotrofio in questione, e aveva aiutato a occultare numerosi casi di abusi su ragazzi minorenni sotto la sua supervisione. La scorsa settimana il sito di informazione ungherese 444.hu ha rivelato la notizia, e sabato scorso la presidente Novak ha dato le dimissioni.

Lo scandalo si è allargato anche al governo di Orban, dato che a firmare la grazia sarebbe stata l’allora ministra della Giustizia Judit Varga, che avrebbe dovuto candidarsi alle europee con il partito di maggioranza Fidesz. Anche Varga ha lasciato i suoi incarichi. Non solo, ma il marito dell’ex ministra Peter Magyar ha accusato i vertici del partito di aver scaricato le responsabilità sulle due donne, quando i “veri colpevoli” sarebbero anche all’interno del sistema.

Da tempo Orban si propone come difensore dei valori cristiani e porta avanti campagne contro la “ideologia gender” che vorrebbe “corrompere” i giovani. Lo scandalo ha messo in discussione non tanto la posizione del primo ministro, quando la credibilità del suo partito Fidesz. Nell’ultima settimana Orban non è apparso in pubblico e non ha rilasciato dichiarazioni, come ha ricostruito Cnn. L’unico intervento del primo ministro è stato quello di proporre un cambio alla Costituzione, per vietare la grazia presidenziale alle persone condannate per reati legati ai minori. Una mossa che però non è servita: negli ultimi giorni il Paese ha visto numerose proteste di piazza.

Ungheria, la presidente si è dimessa dopo aver dato la grazia a un condannato in un caso di pedofilia

Kim Lane Scheppele, professoressa dell’università di Princeton che ha conosciuto Orban prima della sua ascesa al potere, ha dichiarato a Cnn: “È strano che a fare il difensore dell’Europa cristiana sia uno che guida un Paese dove la popolazione non è particolarmente religiosa”. Secondo la studiosa, Orban utilizzerebbe la facciata di un regime “cristiano” per non usare termini più espliciti, come “illiberale”, una parola usata nel 2014 in un discorso ai vertici di Fidesz che Orban credeva sarebbe rimasto segreto.

Il tema della difesa dei valori tradizionali diventa particolarmente fragile quando si parla di sessualità. In più occasioni, la popolazione ungherese è stata chiamata a votare in referendum su questioni legate alla “ideologia gender“: nelle elezioni del 2022, ad esempio, si vietò di trasmettere in televisione contenuti Lgbt se non a tarda notte. Ma dopo lo scandalo, sono i manifestanti e le opposizioni che possono appoggiarsi sul tema morale: proprio quel governo che si era posto come difensore dei bambini dalle influenze “negative” ha tutelato un uomo condannato in un caso legato alla pedofila.

Come detto, sembra difficile che il potere di Orban sarà intaccato in modo profondo dalla vicenda. Tuttavia, un effetto sembra già esserci stato. Ad esempio, l’ex ministra Judit Varga che avrebbe dovuto guidare il partito al Parlamento europeo non si candiderà. Il primo ministro dovrà trovare un altro nome per esercitare la sua influenza a Bruxelles.

Tuttavia, lo stesso governo Orban sta riuscendo a dirigere l’attenzione altrove. Ad esempio, uno degli obiettivi della protesta è l’ex ministro di Fidesz Zoltan Balog, un vescovo calvinista che avrebbe avuto un ruolo nella concessione della grazia. Come ha detto a Cnn Eva Fodor, professoressa alla Central European University di Budapest, “nei media molte persone chiedono le sue dimissioni, e il fatto che non si sia ancora dimesso è ottimo per Orban: c’è molto odio pubblico che si sta raccogliendo, e si concentra su Balog”.

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