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Nel racconto della sua lunga carriera Buffon si è soffermato anche sulla vicenda scommesse che lo ha travolto: “Era legale, nessuno mi ha chiesto scusa. È il momento in cui mi sono sentito più offeso”

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Il recente caso scommesse che ha travolto Fagioli e Tonali ha fatto tornare a galla anche vecchie discussioni, come quelle che hanno riguardato a suo tempo anche Gigi Buffon. Intervenuto ai microfoni del podcast BSMT l’ex portiere della Juventus ha parlato della sua lunga e vincente carriera, soffermandosi anche sulle ombre che lo hanno accompagnato per alcuni anni. Una di queste è proprio il delicato tema che riguarda le scommesse.

“Seppur non l’abbia fatto vedere quello è stato uno dei momenti nei quali mi sono sentito più offeso nella nella mia vita e nel mio orgoglio, devo essere sincero”, ha ammesso l’ex giocatore quando è stato introdotto l’argomento. “Chiaramente non l’ho fatto vedere perché sono orgoglioso e perché non mi sono neanche speso in polemica perché dovevo cominciare delle competizioni importanti. Dal punto di vista personale è stato veramente offensivo è stato un qualcosa di clamoroso soprattutto per chi per chi mi conosce e ora è accaduto a questi ragazzi, però come al solito sono usciti 100 nomi e alla fine solo due sono stati squalificati”.

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Il caso suscitò grande clamore a suo tempo e ancora adesso, soprattutto con le vicende che hanno travolto alcuni giocatori italiani di recente, è tornato a galla. Buffon però non fu condannato, dato che non aveva violato le regole, e ancora adesso ricorda che nessuno gli ha mai chiesto scusa: “Se le ricordano tutti ma nessuno ha chiesto scusa o quant’altro. In Italia tutti immediatamente diventano bacchettoni quando si parla di scommesse, invece poi ti accorgi che intorno a te è una società in cui il 95% tutti prende il gratta e vinci o gioca la schedina. Io non condanno quele dinamiche perché secondo me il gioco è una parte importante della vita: è bellissimo fare le cose seriamente, il sudore, la sofferenza però c’è anche il piacere nella vita e quindi io non trovo niente di male se uno ogni tanto si prende il gatta e vinci per sognare di diventare il nuovo re dell’Oman”.

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Anche nella sua vicenda si era parlato di ludopatia e a distanza di anni l’ex portiere non capisce ancora perché gli furono mosse così tante accuse. E nel podcast ci tiene a rimarcare bene la differenza tra le scommesse sporadiche e la vera patologia: “Le dinamiche sono uguali quando giochi a tombola. Quando parlavano di ludopatia non capivo. La ludopatia dipende secondo me da quanto tempo dedichi a certe cose perché se uno in un giorno dedica 7-8 ore delle proprie energie dei propri pensieri a questo è chiaro che c’è un problema”.

Poi, per chiudere l’argomento, Buffon sottolinea ancora una volta che nel suo caso si trattava di scommesse legali, non legate al calcio: Partiamo da dall’assunto è legale. Poi è chiaro che ci son delle regole, se tu calciatore lo fa nel calcio è giusto che poi tu venga venga punito, ma se fai altre cose e sei nella legalità è inutile. Ci tenevo perché secondo me era una cosa della quale parlo spesso e volentieri anche con coi miei amici, mi fa sorridere perché si vogliono affrontare con una certa serietà determinati argomenti senza poi sapere di cosa realmente si parla e quali sono le dinamiche”.

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