Storie Web venerdì, Gennaio 16
Brunello Cucinelli, il visionario gentile che sa giocare le sue carte

Dopo un’autobiografia (Il sogno di Solomeo, del 2018), conferenze stampa per le nuove collezioni o su progetti filantropici, lauree e dottorati honoris causa, premi ricevuti in tutto il mondo, incontri con reali e un intervento al G20 (nel 2021, invitato dall’allora premier Mario Draghi), per condividere la sua visione e la sua vita a Brunello Cucinelli mancava qualcosa: un grande racconto per immagini, pensato come una versione contemporanea di quelle storie affrescate sulle pareti delle cattedrali medievali dove la narrazione didascalica diventa evocazione di un insegnamento, di un monito.

C’è un che di epico, il topos classico dell’eroe che nasce, spesso in condizioni disagevoli, poi cresce, scopre e fa fiorire i suoi talenti, a volte veri e propri poteri, nella versione della vita di Cucinelli firmata da Giuseppe Tornatore (con le musiche di Nicola Piovani) nel film Brunello, il visionario garbato, presentato giovedì nel nuovo e immenso Teatro 22 di Cinecittà, che in due ore riassume con efficacia, ritmo e poesia i 72 anni di vita dell’imprenditore umbro e che sarà nelle sale italiane dal 9 all’11 dicembre. Un film prodotto dalla Brunello Cucinelli, società quotata dal 2012, approvato dagli azionisti (anche) come progetto di comunicazione.

“Brunello, il visionario garbato”, da oggi al cinema la saga di Cucinelli

Nonostante di Cucinelli, come detto, molto si sappia, nel film altrettanto si scopre e meglio si comprende ciò che si conosce già. Dell’eroe-imprenditore – il cui talento e potere è stato di creare dal nulla un’azienda che coinvolge 9mila persone nel mondo e ricavi a 1,2 miliardi nel 2024 (già oltre il miliardo quelli dei primi nove mesi 2025), fra i pochissimi in costante crescita in questi tempi così difficili per l’industria della moda – si segue la nascita, in una numerosa famiglia di contadini sulle alte colline nella campagna della piccola Castel Rigone, celebre da millenni per la salubrità dell’aria. Con sguardo ammirato ma capace di fermarsi prima dell’adorazione, Tornatore segue Cucinelli adulto incontrare se stesso da bambino (interpretato da Francesco Cannevale), poi da giovane (Francesco Ferroni) e da adulto (Saul Nanni) e tornare nei luoghi che hanno scandito la sua vita, a partire dal vecchio casale dove il tempo e le azioni erano scanditi dagli animali, dal grano, dalla neve e dalle stelle.

Cucinelli abbraccia la Sorella povertà di San Francesco e con gli stessi suoi occhi umbri, nonostante le inevitabili durezze, legge il manifestarsi della natura come armonia. C’è poi l’invito del padre Umberto a tracciare solchi dritti, versione agricola del cosmos, con la bellezza della natura che diventa lentamente forma mentis, una terra dove un giorno lo zio Orlando, il più colto della sua famiglia, semina le pagine del Fedone di Platone: dormiranno un lungo inverno nella mente del giovane Brunello, che cammina chilometri per andare a scuola, anche se il padrone della terra preferirebbe che lavorasse con i genitori.

Ma è giocando a carte con il nonno Fiorino che scopre il suo super potere: saper leggere le mosse, anticiparle, unendo intuito e calcolo. Passerà alcuni anni a imparare a giocare in un bar della periferia di Perugia e proprio le carte sono scelte da Tornatore come espediente narrativo. Il regista indugia sullo sguardo sottile e indagatore di Cucinelli che per tutto il film gioca con un misterioso compagno (chi è, si scoprirà alla fine), rileggendo la partita del cavaliere Antonius Block con la Morte nel Settimo Sigillo di Bergman, ma con esito opposto: Cucinelli vincerà, nel senso che riuscirà a tracciare il solco nel quale seminare il suo potere e farlo germogliare, alimentato dall’altro seme che finalmente cresce tutt’intorno, quello della passione per la ricerca spirituale che prende forma nelle letture di filosofia.

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