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Boro foto di Comunicato Stampa

A cinque anni dall’uscita di Lento, il primo successo di Boro in collaborazione con Mambolosco, il rapper torinese ha pubblicato nelle scorse ore il suo primo album ufficiale solista, dopo l’Ep Caldo con lo stesso Mambolosco nel 2020. Si tratta di Bendicion, termine spagnolo che indica la benedizione, o in questo caso “l’essere benedetti” come ha sottolineato Federico Orecchia, il vero nome dell’autore classe 1996 da Torino. All’interno del disco, oltre alle collaborazioni già pubblicate in passato, ci sono inediti intimi come Everyday ma anche una collaborazione, l’ennesima, con l’amico fraterno Fred De Palma in Bugatti. Proprio i due sembrano in questo momento la coppia d’artisti a cui si potrebbe legare la crescita culturale del reggaeton in Italia negli ultimi anni, ovvero l’obiettivo di progetti come Bendicion e Unico: “Credo che una delle scelte più coraggiose sia stata quella di aver pubblicato il mio primo album, reggaeton, a gennaio, proprio per non fraintendere la natura dell’album e il suo obiettivo. Avrei potuto banalmente approfittare dei mesi estivi. Nella mia musica non c’è spiaggia o mare, anche se il reggaeton arriva al grande pubblico in queste vesti. C’è tanto da fare“.

Arriva Bendicion, il tuo primo disco. Sembra strano dirlo a un artista che ha collezionato negli ultimi cinque anni quasi mezzo miliardo di stream su Spotify. Era il momento giusto?

Sono convinto e ho trovato finalmente il coraggio e la voglia di raccontare me stesso al grande pubblico. Quest’album racconta veramente qualcosa di me, dopo tanti singoli.

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Singoli come Lento o Nena del 2019/20, che sono parte integrante della tua produzione musicale, sono stati inseriti nel progetto. Cosa ti ha convinto a pubblicarlo adesso e come pensi reagiranno i tuoi fan?

Credo rimarranno stupiti, ci sono alcuni momenti personali del progetto che non si aspettano. Vorrei che gli arrivassero i miei pensieri e le mie sensazioni, mentre lo registravo.

C’è Torino, la tua città natale: hai mai pensato, anche per la tua natura musicale, a un altro posto in cui vivere?

Credo in questi anni di esser cresciuto anche attraverso i viaggi che ho intrapreso, ma sarebbe difficile per me allontanarmi da Torino: ho tutto lì. Magari per brevi periodi di tempo per vivere altre emozioni, ascoltare nuova musica.

Magari anche per una produzione interamente in spagnolo?

Non so, non credo di averci mai pensato.

C’è un pubblico latino che ascolta la tua musica e nell’album c’è anche il brano in spagnolo con Villabanks.

Sì, ammetto che mi piace molto la lingua spagnola e inserirla nelle mie canzoni: proprio per questo motivo è nata Tu lo sai con Villabanks. Però il pubblico che mi ascolta maggiormente è in Italia. Magari posso pensare a un progetto in collaborazione con qualche artista latino, una cosa episodica.

Come sei arrivato al titolo Bendicion?

Stavo cercando un termine che mi permettesse di esprimere quanto mi senta benedetto dalla vita, un vocabolo come grato non bastava.

È un progetto che ha alcuni episodi in cui si cambia registro musicale, ma è centrato su produzioni reggaeton. Non proprio il pane per il pubblico italiano.

Credo che una delle scelte più coraggiose sia stata quella di aver pubblicato il mio primo album, reggaeton, a gennaio, proprio per non fraintendere la natura dell’album e il suo obiettivo. Avrei potuto banalmente approfittare dei mesi estivi.

E invece?

L’obiettivo di quest’album, oltre a mostrare una mia fotografia personale, è instaurare una cultura in Italia.

Senti che rispetto a qualche anno fa, la musica reggaeton è uscita dallo stereotipo estivo?

Credo siamo ancora dei neofiti del genere, in merito al linguaggio e all’immaginario. Nella mia musica non c’è spiaggia o mare, anche se il reggaeton arriva al grande pubblico in queste vesti. C’è tanto da fare.

Un manifesto, che come te, ha sposato un altro torinese come Fred De Palma con un progetto come Unico.

Devo tanto a Fred, mi ha aiutato molto nella crescita e credo sia utile che la sua musica sia arrivata sul palco del Festival di Sanremo.

E tu? Hai mai pensato al Festival di Sanremo?

Mai dire mai, sarebbe qualcosa di molto bello soprattutto per mia madre. Lo farei per lei.

Immagino con un brano reggaeton.

Adesso ti dico di sì, ma tra qualche anno potrebbe cambiare tutto. Credo ci andrei comunque con un brano reggaeton per rinforzare la cultura di questa musica in Italia, soprattutto portandola a un bacino d’utenza più ampio.

Un bacino già molto ampio, anche grazie alle collaborazioni del progetto con alcuni degli artisti di punta della scena.

Credo di aver avuto negli anni rapporti personali importanti, anche se diversi, con ognuno degli artisti all’interno dell’album. Era naturale pensare a loro per il mio primo album ufficiale.

Nel tuo monologo alle Iene, hai raccontato della linea ondivaga del successo, dopo l’esplosione con Nena e cinque anni dopo con Cadillac. A che punto ti senti, in questo momento della tua carriera?

Sembra strano dirlo, ma ancora all’inizio. Bendicion è un punto di partenza.

C’è qualcosa che speri accadrà nei prossimi mesi?

Ho cancellato il verbo sperare dal mio dizionario. Adesso mi voglio prendere ciò che merito, facendo sì che la gente cominci a capire il mio linguaggio.

La tracklist di Bendicion

  • Everyday
  • Cheerleader feat. MamboLosco
  • Cocaina
  • Bugatti feat. Fred De Palma
  • Tu Lo Sai feat. Villabanks
  • Van Scuro
  • Bendicion
  • Cadillac feat. Artie 5ive
  • Delincuente feat. Elettra Lamborghini
  • Coco Chanel feat. Oriana
  • Oh Mama
  • Nena feat. Geolier
  • Rompo feat. Villabanks
  • Suavemente feat Soolking
  • Lento feat. MamboLosco

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