Storie Web domenica, Aprile 21
Notiziario

Stimoli agli investimenti per sostenere l’export e rimanere competitivi sui mercati internazionali. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, chiede più investimenti, soprattutto europei, perché indispensabili per l’economia italiana. «Senza investimenti europei da soli non ce la possiamo fare, ma purtroppo in Europa – ha detto Bonomi concludendo l’assemblea che ha insediato la nuova governance di Confindustria Lecce – è valsa più la politica della deroga agli aiuti di Stato che avvantaggia un Paese solo, la Germania».

Nodo deroga agli aiuti di Stato

Alla Germania è andato, nel 2023, il 49% delle risorse in deroga, seguito dal 23% della Francia. «All’Italia solo il 4,7% – ha detto Bonomi – perché noi abbiamo un debito pubblico che non ci consente di avere spazi fiscali. Ma non è quella la strada. L’Europa deve fare l’Europa». Come per la crisi pandemica, ma poi gli Stati membri sono tornati a parlare ognuno per conto suo, «ognuno è andato in una direzione diversa». E invece per affrontare la sfida lanciata alla Ue da Cina e Usa «serve un’ottica europea: se dobbiamo agganciare le transizioni ci vogliono investimenti europei».

Le richieste delle imprese

Dall’assemblea che ha eletto nuovo presidente Valentino Nicolì – imprenditore edile di seconda generazione, attivo nell’edilizia civile, industriale e soprattutto monumentale (aree archeologiche e restauro di chiese e palazzi storici), da 30 anni in Ance – sono venute due richieste su tutte. Il presidente di Confindustria Puglia, Sergio Fontana, ha chiesto che la decontribuzione Sud ottenuta per tutto il 2023 e prorogata sino a giugno 2024, grazie all’impegno del ministro Raffaele Fitto, diventi «strutturale e non episodica» e che la scelta di creare una Zona economica speciale (Zes) unica per il Mezzogiorno, «che abbiamo chiesto noi», non significhi «accentramento romano e sia un passo avanti, non indietro».

I fondi per la Zes

Dal ministro del Sud, Raffaele Fitto, la ricostruzione del prima e del dopo su Zes, credito di imposta, autonomia differenziata, decontribuzione Sud. Sulla Zes unica il primo marzo si aprirà la gestione dello sportello unico affidata a Unioncamere, mentre ogni commissario si occupa della regione di riferimento, dunque tutto regolamentato. «Con la Zes unica che tutti nei mesi scorsi reclamavano, e che ora criticano, abbiamo previsto tutto: come per gli anni scorsi – ha detto Fitto – il credito di imposta che, fino a novembre 2024 sarà di 1,8 miliardi, verrà di anno in anno stanziato. Come prima». La Zes unica smette di avere obiettivi generalisti per muoversi secondo filiere strategiche,assicurando la semplificazione, favorendo il contatto diretto dell’imprenditore con la struttura di missione.

Decontribuzione, fondo coesione e autonomia

Quanto alla decontribuzione è sempre stata gestita di 6 mesi in 6 mesi e a novembre 2022 «ho trattato con la Ue per tutto il 2023 e a giugno 2024 ritorneremo sul tema». Quanto al fondo di Coesione: dopo la firma dei primi 10 accordi, altri 5 sono pronti e la logica è l’inoltro, al Governo, di proposte di piani strategici di investimento (non dunque spesa corrente) che spieghino quanto non speso nel precedente ciclo ( su 126 miliardi solo il 34% dopo 9 anni) per poi condividerli e sottoscriverli. Sull’autonomia differenziata poi Fitto ha ricordato che tutto è partito nel 2001, con la riforma del titolo V della Costituzione, voluto da un governo di colore diverso dal suo.

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