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Articolo pubblicato sul Sole 24 Ore del 21 giugno

La brassica carinata supera il test per trasformarsi in biocarburante e diventare il nuovo seme dell’energia. Detta anche senape abissina, è una parente della più nota colza (brassica napus) e si sta rivelando la coltura su cui puntare nell’ambito di un piano per la produzione di biocarburanti Hvo (olio vegetale idrotrattato) per il trasporto, realizzato in collaborazione da Bonifiche Ferraresi (Bf spa), Eni e Sdf. A dirlo sono i dati della sperimentazione che è stata fatta su terreni con una superficie di 90 ettari di Bonifiche Ferraresi a Jolanda di Savoia, dove nel periodo ottobre-novembre del 2023, è stata avviata la coltivazione con la brassica carinata come coltura di copertura.

Eni ha un programma denominato Agri Feedstock con cui si è posta l’obiettivo di produrre oltre 700mila tonnellate di oli vegetali nel 2027, coinvolgendo circa 700mila agricoltori in tutto il mondo e contribuendo alla rigenerazione di un milione di ettari, grazie alla coltivazione di terre marginali e rotazioni agricole. Nel nostro Paese stando ai dati dei Consorzi Agrari d’Italia si può parlare di un potenziale di coltivazione in doppio raccolto di piante a cicli brevi di circa tra i 2 e i 3 milioni di ettari. La sperimentazione della produzione di biocarburante dalla brassica carinata è partita dall’Italia e «il percorso avviato alcuni anni fa segna un’importante tappa per le pratiche in grado di coniugare aspetti di sostenibilità ambientale, di adeguamento al cambiamento climatico e di transizione energetica», spiega Federico Vecchioni, amministratore delegato di Bf spa, che ieri ha presentato i risultati nel corso di un convegno a cui hanno partecipato, tra gli altri, Lodovico Bussolati, amministratore delegato del gruppo Sdf, Luigi Ciarrocchi, direttore CCUS, Forestry e Agro-Feedstock di Eni, Francesco Giunti, responsabile iniziative integrate e attività regolatorie di Eni, Gianluca Lelli, amministratore delegato dei Consorzi Agrari d’Italia.

Le prove in campo hanno consolidato la collaborazione tra il gruppo Bf ed Eni che con il “Progetto Italia” sta sviluppando una filiera agro-industriale per uso energetico, utilizzando anche terreni definiti marginali. I biocarburanti Hvo, infatti, potrebbero rappresentare una valida soluzione anche per i mezzi utilizzati in agricoltura, come ha mostrato la sperimentazione fatta su 4 trattori della flotta del Gruppo Sdf (gamma Dutz-Fahr, marchio di Sdf) che è partner di Bf dal 2020. Ieri, dopo il rifornimento con biocarburante Hvo, sono stati movimentati nei campi adiacenti al Campus del gruppo Bf.

«I risultati – continua Vecchioni – illustrano i grandi benefici provenienti dalla coltivazione della brassica e dai suoi utilizzi: questi aspetti ci dimostrano la reale possibilità di avviare con successo una nuova filiera per l’approvvigionamento di materie prime per la produzione di biocarburanti legata a questa coltivazione. È l’ennesima prova del ruolo che l’agricoltura può ricoprire in ambiti diversi da quello tradizionale legato all’alimentazione». Con molti vantaggi perché la brassica si può coltivare su terreni marginali o su terreni agricoli come sovescio invernale, senza interferire con le colture cerealicole ad uso alimentare. È infatti una pianta a duplice attitudine perché se trinciata e incorporata al terreno durante il momento della fioritura ha un potere biofumigante per il controllo dei parassiti.

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