Storie Web domenica, Aprile 21
Notiziario

«Stiamo ancora valutando la sentenza», commenta a caldo Davide Usberti, amministratore delegato del gruppo Gas Plus, quotato in Borsa a Milano, a cui appartengono Gas Plus e Società Padana Energia, le due aziende che hanno presentato ricorso contro il Pitesai, il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, e le cui istanze il Tar del Lazio ha accolto il 13 febbraio. «Tuttavia – sottolinea Usberti, che è anche vicepresidente del settore risorse energetiche del sottosuolo di Assorisorse – le soluzioni non si trovano con le sentenze. Sul Pitesai noi siamo tuttora per un dialogo con il ministero per avere regole certe e ragionevoli, adatte al mutato contesto. Certo, gli operatori hanno tematiche di tutela dell’azionariato da salvaguardare e se vedono norme potenzialmente lesive devono intervenire».

Una cosa è certa, aggiunge Usberti: «Questa sentenza che annulla il Pitesai non porta a un vuoto normativo: il Piano approvato nel dicembre 2021 si è infatti sovrapposto a un quadro normativo già ampio riguardante le nostre attività, con regole e vincoli già molto stringenti che tutelano tutti i soggetti coinvolti. Ricordiamo inoltre che l’Italia produce gas dagli anni 50 e ha strutture di controllo storiche e molto competenti».

Prima della crisi energetica

Il Pitesai è uno strumento di pianificazione adottato con decreto del ministro della Transizione Ecologica – allora Roberto Cingolani – nel dicembre 2021, «finalizzato a individuare un quadro di riferimento delle aree, a terra e a mare, ove è consentito lo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi». L’ad di Gas Plus osserva come le tempistiche di approvazione siano precedenti allo scoppio della guerra in Ucraina e alla crisi energetica del 2022: «Una norma varata apparentemente per regolare, in realtà per accompagnare a fine vita, la produzione di idrocarburi italiana, si è trovata messa in atto in un momento in cui il contesto di mercato è totalmente cambiato. Oggi l’Italia ha bisogno ancora per decenni di gas, che rimane una ricchezza del nostro Paese». Il gruppo guidato da Usberti ha una produzione di gas onshore concentrata nella pianura padana e ha avviato un’attività upstream in Romania nel 2022: «Continueremo a investire in Italia», conferma lui, «nonostante le incertezze e le tempistiche degli iter autorizzativi. Un testo unico come un Pitesai bis, se armonizza i processi, può essere utile a guadagnare tempo».

Ricorso da tutti gli operatori

Le due sentenze del Tar del Lazio del 13 febbraio sono giunte in merito ai rilievi mossi da Gas Plus e da Società Padana Energia, tuttavia tutti i maggiori operatori italiani del settore degli idrocarburi – tra cui Eni, Energean – hanno impugnato il provvedimento e sono in attesa dell’esito dei procedimenti legali. Queste prime risposte del Tar lasciano trapelare fiducia verso una ripresa della ricerca con quei permessi che nell’ultimo biennio erano stati revocati.

Revoca di 42 titoli su 45

Ad aprile 2022, come effetto del Pitesai, Assorisorse aveva registrato, dal punto di vista esplorativo, «la revoca di 42 titoli su 45 (tra istanze e permessi di ricerca) e di fatto l’azzeramento delle attività future, sia a terra che a mare». Scriveva inoltre l’associazione in un report sul tema: «Relativamente alle 123 concessioni minerarie, di cui 108 relative al gas, oltre il 70% ricade in aree definite come “non idonee”, limitando fortemente le prospettive di produzione per effetto delle incertezze sulla possibilità di effettuare nuovi investimenti».

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