
Pubblico e privato insieme per valorizzare e salvaguardare il patrimonio culturale italiano attraverso una collaborazione più efficace. È l’obiettivo della proposta di legge presentata dall’onorevole Cristina Rossello, deputata di Forza Italia e presidente dell’intergruppo parlamentare per il Patrimonio italiano. Guardando ai capisaldi del provvedimento è prevista, nel testo, una riorganizzazione organica dell’istituto della sponsorizzazione dei beni culturali, riconosciuto come strumento strategico per la tutela e la valorizzazione del patrimonio nazionale (nel rispetto del Codice dei beni culturali). Agli enti territoriali viene attribuito un ruolo centrale di programmazione e trasparenza, attraverso la pubblicazione di elenchi dei beni che necessitano di interventi.
Estensione dell’aliquota Iva agevolata
Introdotte poi procedure semplificate e tempi certi per la valutazione delle proposte e per il rilascio delle autorizzazioni da parte delle Soprintendenze, l’adozione di un contratto-tipo nazionale e il principio del silenzio-assenso, novità assoluta, con l’obiettivo di ridurre la burocrazia. Alle imprese sponsor viene riconosciuto il ruolo di stazioni appaltanti per l’esecuzione degli interventi, sotto la supervisione delle autorità competenti. La norma disciplina anche obblighi di rendicontazione, benefici fiscali e criteri uniformi di visibilità, estendendo l’aliquota Iva agevolata del 10% a tutti gli interventi realizzati tramite sponsorizzazione. La nuova disciplina viene coordinata con il Codice dei contratti pubblici e demandata, per gli aspetti attuativi, a un decreto del ministro della Cultura, di concerto con il Mef, per garantire un quadro normativo chiaro e omogeneo su tutto il territorio nazionale.
Rossello: un’alleanza virtuosa a tutela del bene comune
L’iniziativa è stata al centro del convegno “Art Profit – Dalla tutela nasce sviluppo, dalla cultura nasce valore” che ha visto la partecipazione tra gli altri di Enrico Bressan (Fondaco Italia), Andrea Grilletto (Assorestauro), Francesca Di Carrobio (Hermès Italie Operation), Ivan Drogo Inglese (Stati Generali del Patrimonio Italiano), Stefano Papetti (direttore Musei civici di Ascoli), Chiara Palazzetti (Palazzetti Spa), Eugenio Samori (presidente Giovani Imprenditori Unindustria). «L’Italia custodisce uno dei patrimoni culturali più vasti e diffusi al mondo, presente non solo nei grandi centri urbani ma anche nei piccoli borghi e nei territori interni – ha spiegato Rossello aprendo i lavori -. Una ricchezza straordinaria che richiede interventi continui di conservazione e valorizzazione, sempre più difficili da sostenere con le sole risorse pubbliche. La proposta di legge nasce dall’esigenza di dotare le amministrazioni di strumenti moderni, semplici e trasparenti per coinvolgere le imprese in un’alleanza virtuosa a tutela del bene comune, superando le rigidità procedurali che oggi scoraggiano la partecipazione dei soggetti privati».
«Tempi certi e costi certi per le imprese»
«I beni culturali non sono solo testimonianze del passato, ma fattori di coesione sociale, sviluppo sostenibile e crescita economica. Rafforzare e semplificare le sponsorizzazioni significa favorire la partecipazione responsabile delle imprese e restituire ai cittadini un patrimonio più curato, accessibile e valorizzato», ha concluso Rossello. Da Enrico Bressan sono state evidenziate le criticità del sistema attuale («l’eccessiva discrezionalità interpretativa delle norme e la lentezza della Pubblica amministrazione generano incertezza e perdita di investimenti. Le imprese operano su due presupposti fondamentali: tempi certi e costi certi»). Andrea Grilletto, direttore di Assorestauro, ha sottolineato l’importanza di strutturare e normalizzare uno strumento già esistente per rafforzare la fiducia degli investitori e la collaborazione pubblico-privato. «Per restauro intendiamo la cura del patrimonio costruito nel suo valore storico-testimoniale, riportandolo nel tessuto economico e sociale contemporaneo. È una sfida che coinvolge un’intera filiera imprenditoriale interessata a investire in cultura anche in chiave di responsabilità sociale». Il Ministero della Cultura, secondo Grilletto, deve essere un partner centrale di questo percorso: senza tempi certi, competenze diffuse e risultati chiari, l’investimento privato non può crescere.