
Gli accumuli di lunga durata saranno essenziali per la transizione energetica verso le fonti rinnovabili, che sono intrinsecamente intermittenti e hanno bisogno di batterie per ammortizzare gli sbalzi e stabilizzare la rete elettrica. Green Energy Storage si propone proprio questo, con la sua batteria a idrogeno protetta da 7 brevetti, che ha presentato oggi nella sua sede di Rovereto, all’interno del Progetto Manifattura, l’hub green di Trentino Sviluppo, alla presenza di istituzioni, partner industriali e scientifici.
«Saremo i campioni europei di questa tecnologia», annuncia il presidente e fondatore Salvatore Pinto, illustrando la batteria a idrogeno di Ges, basata su un elettrolita liquido al manganese, con cui ha ricevuto nel 2022 un finanziamento Ipcei (Important Projects of Common European Interest) di 61,5 milioni di euro e con cui ha realizzato un primo prototipo da 1 kilowatt, ampiamente scalabile per arrivare alla produzione industriale, prevista entro la fine di quest’anno. Pinto ha annunciato anche l’apertura della prima sede di Ges all’estero, a Bilbao, dove c’è già un piccolo cluster di collaboratori che stanno preparando la fase industriale del progetto, puntando al mercato spagnolo, dopo l’esperienza dell’anno scorso di un blackout dovuto proprio alla carenza di accumuli di lunga durata nelle reti ad alta tensione, sovraccariche di energia rinnovabile.
«Sono stati 10 anni di crescita costante, di lavoro con decine di ricercatori di altissimo livello rientrati in Italia e di partner internazionali che ci hanno supportato, ma adesso abbiamo messo a punto la tecnologia e possiamo dimostrarlo con un’infrastruttura robusta di test bench da 2 milioni e mezzo, invidiabile in Europa, per testare le nostre batterie e portarle rapidamente a livello industriale», spiega l’amministratore delegato Matteo Mazzotta, che mette in luce anche le ampie collaborazioni a livello europeo, con il Fraunhofer per le membrane, De Nora per gli elettrodi e Rina per l’idrogeno.
La tecnologia di Ges presenta vantaggi anche per la dimensione strategica di una filiera basata sul manganese, tutta europea, mentre le batterie al litio che oggi dominano il mercato sono completamente dipendenti dalla produzione cinese. «Uno scenario globale sempre più conflittuale accresce le opportunità di nuove tecnologie come la nostra, basata su una materia prima, il manganese, che è il dodicesimo elemento più diffuso sulla crosta terrestre e ha una filiera di produzione in Italia e in Europa, mettendoci in una situazione di vantaggio in un mondo post-globalizzazione», osserva Mazzotta.
«In prospettiva, la nostra batteria a flusso redox è facilmente scalabile per arrivare a potenze molto alte e a durate di stoccaggio stagionali, essenziali per lo storage di lunga durata (Long-Duration Energy Storage, Ldes), che dev’essere in grado d’immagazzinare energia non solo per molte ore, ma per giorni, settimane o perfino mesi, e di rilasciarla quando serve, superando i limiti strutturali delle batterie agli ioni di litio, progettate prevalentemente per applicazioni di breve durata», spiega Ilaria Pucher, capo della ricerca di Ges, rientrata in Italia nel 2017 dopo una carriera universitaria negli Usa.