
Woolrich riparte dal Pitti Uomo dopo l’acquisizione dello storico marchio americano messa a segno nel novembre scorso dal gruppo torinese BasicNet (409,2 milioni di fatturato consolidato 2024 e 61,1 milioni di ebitda) della famiglia Boglione, quotato su Euronext Milan, che ha arricchito ancora il portafoglio di marchi casual (Kappa, Robe di Kappa, K-Way, Superga, Briko, Jesus Jeans, Sebago, Sabelt, Sundek).
Nello stand Woolrich al salone fiorentino di moda maschile, in corso fino a domani, non è esposta la nuova collezione perché non c’è stato tempo di progettarla – hanno spiegato in una conferenza stampa Lorenzo Boglione, co-amministratore delegato di BasicNet insieme al fratello Alessandro, e Marco Tamponi, brand director di Sebago e di Woolrich – ma c’è tutta la volontà di tornare a brillare dopo un periodo di difficoltà economico-finanziaria, che ha prodotto il dimezzamento del fatturato del marchio, sceso oggi a 90 milioni di euro, e l’aumento dell’indebitamento. «Abbiamo pagato Woolrich 90 milioni di euro, costituiti principalmente da debiti – ha spiegato Boglione, dicendosi «molto orgoglioso di essere a Pitti come nuovo proprietario di un brand che ha quasi 200 anni di storia». Woolrich è nato nel 1830 in Pennsylvania come abbigliamento da lavoro per cacciatori, taglialegna e operai ed è il più antico marchio outdoor del mondo.
L’annuncio del rilancio avviene però in un momento di forte tensione tra i 160 lavoratori di Woolrich – 130 a Bologna e 30 a Milano – e la nuova proprietà, che è intenzionata a trasferirli a Torino, nel quartier generale di BasicNet. Proprio ieri, mentre Boglione rispondeva alle domande dei giornalisti, i sindacati hanno organizzato un presidio dei lavoratori a pochi metri di distanza, di fronte alla Fortezza da Basso dove si svolge la fiera, per chiedere la revoca del provvedimento. «Abbiamo annunciato venerdì scorso che i trasferimenti restano sospesi fino a fine mese – ha spiegato Boglione nello stand Woolrich –; per il resto stiamo discutendo nelle sedi adeguate». I margini per un cambio di rotta sembrano risicati.
Sul fronte del rilancio, la certezza è che Woolrich ripartirà dal corposo archivio di capi (circa 15mila) e di tessuti (centinaia di chilometri). «La direzione sarà riesplorare un patrimonio di valore inestimabile, per renderlo attuale», ha spiegato Marco Tamponi indossando il giaccone a quadrettoni rossi e neri – il buffalo check – che è diventato il simbolo del brand insieme con l’arctic parka. «Partiamo da un marchio che ora è focalizzato su una giacca per costruire un marchio completo», hanno spiegato Boglione e Tamponi.
Oggi Woolrich realizza l’80% del fatturato in Italia e in Germania: «Ma ci sono ancora margini enormi di crescita in questi due Paesi – ha aggiunto Boglione – così come negli altri dove cercheremo di esportare». BasicNet ha infatti comprato i diritti sul marchio Woolrich per l’Europa e il 100% di Woolrich Europe, società che gestisce la distribuzione e il retail, non per l’intero mondo. L’amministratore delegato ha spiegato di non aver ancora fatto un business plan, ma di non aver fretta di riportare i conti in nero: «Quello che ci interessa non è tanto il pareggio di bilancio – ha detto – quanto poter dire, tra 10-15 anni, di aver fatto un buon investimento. La forza del gruppo ci dà la tranquillità per lavorare con calma. Siamo ancora nella fase in cui ascoltiamo e impariamo». Prima di Natale è stato aperto un negozio Woolrich a Torino ma solo perché «avevamo l’immobile a disposizione».