Storie Web mercoledì, Febbraio 28
Notiziario

Gli attacchi alle navi nel Mar Rosso rappresentano un rischio per le importazioni italiane e per la filiera della moda in particolare. A lanciare l’allarme è la Banca d’Italia: nel bollettino economico di gennaio si sottolinea come il trasporto navale in quelle acque riguarda quasi il 16% delle importazioni italiane di beni in valore. Su questa rotta transita una larga parte degli acquisti di beni dalla Cina (secondo mercato di approvvigionamento del nostro paese dopo la Germania), dalle altre economie dell’Asia orientale e dai paesi del Golfo Persico esportatori di materie prime energetiche. Vi passa poi un terzo delle importazioni italiane nella filiera della moda.

Snodo del commercio mondiale

Per lo stretto di Bab el-Mandeb, all’imbocco del Mar Rosso, situato sulla direttrice che collega il Canale di Suez e l’Oceano Indiano, ricorda la Banca d’Italia, transita circa il 12% del commercio mondiale. «I rischi crescenti per l’incolumità degli equipaggi e per la sicurezza del carico – si legge nel documento di via Nazionale – hanno progressivamente spinto le principali compagnie di trasporti a dirottare il traffico navale sulla rotta più lunga che circumnaviga il continente africano. Nella seconda metà di dicembre del 2023 i volumi in transito nello stretto risultavano inferiori di quasi il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente».

Per il Mar Rosso il 16% delle importazioni italiane

Secondo le stime di Bankitalia (su dati 2022), il trasporto navale attraverso il Mar Rosso riguarda quasi il 16% delle importazioni italiane di beni in valore. «Su questa rotta transita una larga parte degli acquisti di beni dalla Cina (secondo mercato di approvvigionamento del nostro paese dopo la Germania), dalle altre economie dell’Asia orientale e dai paesi del Golfo Persico esportatori di materie prime energetiche. Un terzo delle importazioni italiane nella filiera della moda arriva attraverso il Mar Rosso». Ma l’incidenza è elevata anche per le importazioni di petrolio greggio e raffinato e per quelle di prodotti metalmeccanici che «costituiscono quasi il 30% degli acquisti dall’estero del Paese». La rotta è meno di tale rottaper le esportazioni è invece sensibilmente più bassa: vi transita circa il 7% delle merci in uscita dall’Italia.

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