Se dalle assemblee dei bancari stanno arrivando risposte molto positive alla piattaforma sindacale per il rinnovo del contratto Abi che contiene, tra l’altro, la richiesta di un aumento medio di 518 euro e un’ulteriore riduzione dell’orario a 35 ore, il primo test tra i banchieri e gli azionisti li vede tiepidi, cauti e concentrati più a parlare del risiko bancario che non delle richieste dei lavoratori. La passerella dell’8° congresso nazionale della Uilca, alla Giudecca, a Venezia, dove il segretario generale Fulvio Furlan, è stato riconfermato alla guida, ha visto qualcuno, come il ceo di Mps Luigi Lovaglio o il presidente di Unipol, Carlo Cimbri arrivare e partire in motoscafo pur di essere fisicamente presenti a un appuntamento che sembrava quasi un roadshow sulle sfide future del credito davanti ai 500 delegati della Uilca e qualcun altro, come l’amministratore delegato di Bper, Gianni Franco Papa e la ceo di Bnl e responsabile di Bnp Paribas in Italia sfruttare la tecnologia e collegarsi da remoto. Dicendo «tutte le strade portano a Siena», Lovaglio ha riaperto la rosa di ipotesi intorno al terzo polo, su cui però anche Papa ha chiaramente detto «mai dire mai», pur spiegando che Bper è concentrata sull’integrazione, venendo da una lunga serie di operazioni: «Nel 2019 abbiamo rilevato Unipol banca, nel 2021 600 filiali di Ubi, nel 2022 abbiamo preso Carige, nel 2025 la Popolare di Sondrio. Abbiamo tanta carne al fuoco e dobbiamo concentrarci a consolidare quanto fatto». Per poi aggiungere «siamo sul mercato e ci guardiamo attorno». Del resto lo stesso Cimbri, presidente di Unipol, azionista di Bper, si è lasciato andare a un sibillino «Bper, lasciamoli tranquilli poverini, hanno già da integrare Sondrio». La partita è complessa e i cantieri ancora tutti aperti.
Aumenti congrui
Per il sindacato, pur in una situazione di forte evoluzione, una cosa deve essere certa però: «Nel prossimo rinnovo del contratto dei bancari servono aumenti congrui con il fatto che la situazione delle banche è migliorata». Fulvio Furlan racconta che le assemblee dei lavoratori sulla piattaforma di rinnovo del contratto di lavoro dei bancari (scaduto il 31 marzo di quest’anno) stanno confermando quell’unitarietà di intenti che caratterizza i sindacati dei bancari: «Possiamo avere visioni diverse su come raggiungere l’obiettivo, ma non sull’obiettivo, su cui siamo uniti». Dopo i recenti rinnovi del contratto della Riscossione e del contratto Ania su cui Cimbri pensa «bene per la velocità con cui è stata raggiunta l’intesa e per la risposta significativa che dà sul recupero del potere di acquisto», per i sindacati di categoria si avvicina l’avvio della trattativa dei bancari Abi. Questa tornata l’obiettivo sono 518 euro di aumento per il livello medio di riferimento, quindi ancora superiore ai 435 euro del 2023. Del resto, ricorda Furlan, «dal 2020 al 2025 gli utili netti sono stati oltre 140 miliardi e i soli piani industriali presentati annunciano nei prossimi 3 o 4 anni utili complessivi oltre i 100 miliardi. Sono solo alcuni dati per evidenziare che la situazione delle banche non solo è positiva per redditività e patrimonializzazione, ma è ulteriormente migliorata negli ultimi anni, quelli dopo la firma del precedente Contratto Nazionale». Su questo Cimbri ha evidenziato che «il settore del credito oggi vive una stagione felice. E’ un bene innanzitutto potervi lavorare e poi avere prospettive di miglioramento economiche». Più cauta l’ad di Bnl Bnp Paribas, Elena Goitini che al congresso ha ricordato lo stallo della trattativa sul premio di risultato nel gruppo che a novembre presenterà il nuovo piano industriale. Il comparto bancario italiano «si presenta solido e patrimonializzato, con una profittabilità buona», anche se questo è «un punto di partenza e non di arrivo», che consente al sistema di «affrontare le trasformazioni» in corso e le turbolenze sul fronte dell’energia, dell’inflazione e le crisi geopolitiche. La solidità bancaria è un elemento da considerare anche nel prossimo rinnovo del contratto di lavoro dove Goitini ha auspicato che «prevalga lo spirito costruttivo». Al termine del percorso assembleare che dovrebbe concludersi entro metà luglio, la piattaforma arriverà all’Abi per avviare la trattativa.
L’indagine di clima tra i bancari
La questione salariale pur essendo la più importante sul tavolo non può prescindere dalle numerose altre che si affacciano nel settore dove in questi anni «è aumentato il senso di disaffezione delle persone. Anche tra i neoassunti, dove aumentano coloro che si dimettono entro i 18 mesi. Per questo è urgente avviare l’indagine di clima con Abi». Su questo tema è previsto un incontro il 4 giugno nell’ambito della Cabina di regia sul digitale per capire le modalità in cui dovrà avvenire l’ascolto della categoria per la quale l’aumento è importante ma lo sono anche le condizioni di lavoro: la flessibilità, lo smart working, le pressioni commerciali, il superamento del gender pay gap che nel settore è a doppia cifra secondo la stima della Uilca (tra il 18 e il 32% a seconda degli istituti), il contrasto alla violenza di genere su cui è stato recentemente firmato un protocollo in Abi entrato ormai in tutti gli accordi di secondo livello, ma soprattutto la questione occupazionale che si intreccia strettamente con quella del risiko bancario e dell’innovazione tecnologica. A questo proposito Furlan rivendica «la centralità del Fondo di solidarietà per garantire le uscite volontarie, ma anche della prassi secondo cui per ogni uscita è prevista un’assunzione. Le nuove tecnologie e l’AI non potranno essere sostituti di chi lavora in banca ma solo un supporto».
L’AI e la cabina di regia sul digitale
Sul tema AI Cimbri ha spiegato che «dobbiamo accettare questa sfida e dedicare più tempo alla conoscenza per dominare le macchine e non farci dominare. L’innovazione, l’evoluzione tecnologica bisogna cercare di cavalcarla e conoscerla: vale per chi amministra un’azienda e per chi amministra un Paese». Per Furlan l’auspicio è che possano esserci avanzamenti del negoziato all’interno della Cabina di regia sul digitale che avrà il compito di «procedere in modo spedito per discutere, in merito agli impatti organizzativi, le declaratorie relative alle nuove figure professionali e a quelle già esistenti, nella considerazione che gli effetti delle nuove tecnologie investono ogni ambito della banca. Registriamo le ritrosie che si manifestano da parte delle aziende dentro la delegazione Abi, per le dinamiche concorrenziali che le caratterizzano e non mancano mai di sottolineare. Ma esiste una necessità di indirizzo chiaro di settore».
La desertificazione e l’illegalità
L’innovazione tecnologica è un tema affrontato in diversi momenti del congresso della Uilca. Ne ha parlato anche Goitini per la quale serve pensare il ruolo delle filiali bancari inserendole in un ecosistema e in uno scenario di «ibridazione fra digitale e fisico». Papa ha spiegato che Bper «ha il 20% delle filiali, quindi parliamo di circa 400 filiali, in Comuni dove siamo l’unica banca presente. Quindi, ecco l’importanza per noi di essere presenti fisicamente sui territori in cui operiamo». Lovaglio ha ricordato che il gruppo Mps prevede, nel piano, investimenti nell’innovazione ma «noi abbiamo qualcosa che gli altri operatori fintech non hanno e cioè la relazione con i clienti» e una rete «molto forte», che è stata centrale per il rilancio della banca nei momenti di peggiore crisi. Sicuramente, per Lovaglio «quando si chiudono le filiali è una perdita ma è chiaro che non posso averne una ogni 20 metri, ma averle e fare vedere che ci sei è bello». Al di là delle dichiarazioni dell’importanza delle filiali i numeri rielaborati dalla Uilca parlano di continuo arretramento della presenza sui territori, un tema che si intreccia non solo con l’accesso al credito anche da parte delle persone anziane e fragili, ma anche con la legalità. Secondo una ricerca della Uilca quasi 8 intervistati su 10 ritengono che la chiusura di filiali e sportelli può contribuire al diffondersi dell’illegalità in maniera rilevante, generando preoccupazione nelle persone. Il 67,9% si è detto allarmato dal progredire del fenomeno, per l’83,5% perdere riferimenti istituzionali e servizi essenziali, come gli sportelli, potrebbe aprire ulteriormente spazi all’illegalità e all’usura. Per Furlan «4serve avviare un Osservatorio regionale congiunto banche, sindacati e istituzioni locali, per monitorare il fenomeno. L’assenza di una banca di prossimità contribuisce allo spopolamento dei territori e all’indebolimento delle economie locali, rendendo più difficile la vita quotidiana di famiglie, anziani e piccole imprese. In questo contesto cresce il rischio di ricorso a canali di credito illegali, attraverso soggetti non regolati. Il problema non riguarda solo il sistema finanziario, ma la coesione sociale e territoriale del Paese».
