«Senza la firma del sindacato le aggregazioni diventeranno ancora più complicate». Lando Maria Sileoni, il segretario generale degli autonomi della Fabi, il primo sindacato dei bancari, ha lanciato il suo messaggio ai mercati ieri a Milano, la capitale finanziaria d’Italia, con 230 miliardi di risparmi delle famiglie in crescita del 10%, quasi la metà dei 550 miliardi dell’intera Lombardia. L’occasione è stata un convegno, «Milano capitale finanziaria», a cui hanno partecipato i dirigenti sindacali della Fabi, dell’Abi e i manager che guidano l’area delle risorse umane di 4 gruppi grandi e medi: Roberto Cascella di Intesa Sanpaolo, Ilaria Maria Dalla Riva di UniCredit (che è anche presidente del Casl di Abi), Roberto Speziotto di Banco Bpm e Andrea Merenda di Bper.

La spinta della Bce e il ruolo della politica

Fatta l’operazione finanziaria, non si è che all’inizio di un lungo sentiero su cui, pensando solo a Milano e alla Lombardia, si sono incamminate diverse banche, al punto che le operazioni annunciate riguardano oltre 102mila bancari. Sileoni conta cinque scalate ostili: «Tre andranno avanti, due si impantaneranno perché c’è di mezzo la politica che farà di tutto per creare ostacoli. E quando si allungano i tempi le operazioni diventano a rischio. Bisognerà vedere come interverrà il Governo e se avvelenerà i pozzi, soprattutto come verrà applicato il Golden power». Sicuramente la spinta che arriva dalla Bce «è molto forte. La Banca centrale europea avrebbe potuto lasciare le cose come stavano visto che vivevamo un momento di passaggio in cui c’era spazio per tutti e tutti hanno raggiunto risultati importanti, ma non sufficienti per soddisfare le ambizioni degli amministratori delegati che aumenteranno la loro competizione e l’avidità dei Fondi e degli azionisti. L’intento della Bce è evidentemente quello di ridisegnare il settore del credito per avere un maggiore controllo e abbassando la soglia del primo step al 35%, una soglia bassa come non mai, seguito da un secondo al 50 più 1% e da un terzo al 75% sembra volere sostenere anche le banche meno strutturate a fare il primo passo».

Niente trattamenti di serie A e serie B

Dopo la relativa quiete seguita al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro e una fase dominata dall’attività negoziale a livello aziendale, il sindacato si fa aventi, soprattutto adesso che è stato trovato l’accordo sulle libertà sindacali (si veda il Sole 24 Ore di venerdì) per «tutelare le persone – dice Sileoni -. Questo è il momento in cui bisogna vigilare, i cambiamenti saranno tantissimi, con direzioni generali che spariranno, filiali che chiuderanno, sistemi operativi che si accorperanno. Abbiamo tutti gli strumenti per gestirli, ai bancari dobbiamo garantire gli stessi trattamenti economici, non di serie A e B».

Aspettative e preoccupazioni in Banco Bpm

Certo sarà difficile non parlare di esuberi se le operazioni annunciate andranno avanti. Speziotto ricorda che in Piazza Meda, «il tema è nato dai 900 milioni di sinergie di costo pubblicate nel prospetto dell’Ops di UniCredit. Farle vuol dire incidere sulle teste». C’è preoccupazione nella banca, ma anche aspettative molto alte per la fase che sta vivendo. «Un conto è fare aggregazioni di aziende in crisi, un conto è farle in aziende in cui ci sono utili miliardari», osserva. Il manager racconta di essere entrato nel gruppo nel 1983 dalla porta del Credito italiano. «Da allora ne ho vissute di aggregazioni e di profondi cambiamenti, dovuti anche all’evoluzione tecnologica», dice. A questo proposito Speziotto ricorda che prima del Covid il 75% delle operazioni avveniva allo sportello e il 25% online, mentre oggi il 60% è online e il 40% allo sportello. Intanto, il gruppo guidato da Giuseppe Castagna prosegue il roadshow sui territori.

Il contratto misto di Intesa Sanpaolo

Mettendo da parte le aggregazioni le priorità oggi per Cascella sono «la relazione umana, la sicurezza e la fiducia». L’innovazione contrattuale in Ca’ de Sass passa principalmente dal Contratto misto «che noi chiamiamo Global advisor e che è molto apprezzato dai giovani perché è vicino alle loro esigenze di conciliare vita e lavoro. A breve apriremo un confronto con il sindacato per migliorarne le tutele». Del resto dopo l’ultimo accordo sindacale sul ricambio generazionale i numeri stanno diventando importanti: dei 3.500 ingressi, 1.500 saranno proprio global advisor. Su questo Sileoni osserva però che «il contratto misto non è nel contratto collettivo nazionale di lavoro e quindi va regolamentato a livello nazionale, altrimenti si crea anarchia nei gruppi».

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