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Autonomia differenziata delle Regioni



21 Giugno 2024



21:29

Sono 23, in totale, le materie che le Regioni possono richiedere al governo, secondo il ddl sull’Autonomia differenziata appena approvato in via definitiva alla Camera. Alcune di queste, poiché non subordinate alla definizione dei Lep, saranno trasferibili fin da subito. Vediamo quali sono e come funzioneranno gli accordi tra governo e Regioni.

Negli scorsi giorni, dopo una settimana di tensioni e scontri, l’Autonomia differenziata ha ricevuto il via libera definitivo alla Camera. Il disegno di legge consente di trasferire alcune competenze, prerogativa dello Stato, alle Regioni che ne facciano richiesta tramite accordi con il governo. Vediamo come funzioneranno tali intese e quali sono le materie che possono già passare alle Regioni.

Quali sono le materie su cui le Regioni possono chiedere l’autonomia

Sono 23 in totale le materie che le Regioni possono richiedere al governo. Dalla sicurezza del lavoro all’istruzione, dal commercio estero all’energia, fino ai trasporti e alla valorizzazione dei beni culturali, il loro elenco si trova fissato in Costituzione, all’articolo 117. Le Regioni che però volessero già avviare i negoziati per ottenere l’autonomia, non potrebbero richiederla su tutte e 23 le materie.

Per 14 di esse, infatti, il trasferimento è subordinato alla fissazione dei cosiddetti Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), degli standard minimi di servizi che devono essere garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale allo scopo di garantire diritti civili e sociali a tutti i cittadini. Poiché il disegno di legge concede al governo due anni di tempo per definire i Lep e per finanziarli, le competenze su tali materie non potranno passare immediatamente alle Regioni.

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Le altre nove, però, risultano escluse dalla fissazione dei Lep e dunque trasferibili fin da subito alla Regioni che ne faranno richiesta. Si tratta delle seguenti competenze: Rapporti internazionali e con l’Unione europea; commercio estero ; professioni;  protezione civile; previdenza integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario; giudici di pace.

Come funzioneranno gli accordi tra Regioni e governo sull’Autonomia

Per richiedere l’autonomia sulle diverse competenze, le Regioni dovranno avviare dei negoziati con il governo centrale. Tuttavia anche per quelle materie già trasferibili, i governatori che volessero fare richiesta dovranno comunque pazientare. Innanzitutto perché il ddl Calderoli diventi ufficialmente legge deve essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e 15 giorni dopo scatterà l’entrata in vigore. Da quel momento in poi, le Regioni potranno intavolare le trattative con l’esecutivo.

Tra queste, il Veneto di Luca Zaia, forte sostenitore dell’Autonomia differenziata, sarebbe già pronto ai ranghi di partenza, così come il Piemonte di Alberto Cirio. Anche Attilio Fontana, governatore della Lombardia, punta a unirsi alla parità, con particolare interesse alla sanità e all’ambiente. In Emilia Romagna Stefano Bonaccini, un tempo promotore di un’istanza per far ottenere maggiore autonomia alla Regione, ora invece ha espresso la sua contrarietà al ddl Calderoli.

Ma è soprattuto dalle Regioni del Sud che si levano le voci di protesta nei confronti del disegno di legge appena varato. Il governatore della Calabria, l’azzurro Roberto Occhiuto ha definito “un errore del centrodestra” l’approvazione del ddl, mentre il dem Vincenzo De Luca ha già annunciato che la Campania sarà “in prima linea nella battaglia” contro l’Autonomia.

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