Storie Web giovedì, Febbraio 19
Automotive «Made in Europe», appello dei componentisti all’Ue

A pochi giorni dalla presentazione, da parte della Commissione, dell’Industrial Action Plan, i componentisti auto europei, riuniti nell’associazione Clepa, mettono nero su bianco le loro richieste su temi come il Made in Europe e il Local Content, rivendicano il loro peso industriale – i fornitori auto sono responsabili del 75% del valore totale di un veicolo – e denunciano una «concorrenza sleale» da parte di player sostenuti da sussidi distorsivi, dumping dei prezzi, sovracapacità sostenute dallo Stato e da tariffe unilaterali.

«Scegliamo la sovranità invece della dipendenza. Scegliamo i valori europei» scrive Clepa, con la firma del presidente Matthias Zink e dei vicepresidenti Iñigo Laskurain, Jean-Luc di Paola Galloni e Marco Stella (Anfia). L’associazione sostiene con forza l’orientamento che sta emergendo in seno alla Commissione europea di “ancorare” incentivi, sostegni, appalti pubblici e sistema di crediti per la CO2 ad una serie di condizioni, a iniziare dalla presenza, a bordo delle vetture, di una quota di componenti realizzati in Europa. «Per l’industria automobilistica europea, la definizione di un “veicolo europeo” sarà il fattore decisivo» scrive Clepa, che ipotizza una percentuale del 75% a fronte dell’ipotesi di una soglia al 70% a cui sta lavorando la Commissione.

L’Industrial Accelerator Act, suggerisce inoltre Clepa, «deve stabilire soglie graduali e mirate per le tecnologie critiche, in particolare i gruppi motopropulsori elettrici e elettronici (E&E)». Anche in questo caso, il testo al vaglio della Commissione prevede che una parte consistente – fino al 50% – di componenti di batterie, celle e sistemi di trazione elettrica siano realizzati in terra europea.

Stando alle ipotesi finora emerse – il 26 febbraio è attesa la presentazione della bozza dell’IAA anche se l’appuntamento potrebbe slittare vista la discussione in corso tra i diversi commissari interessati – dunque si potrebbe andare verso una convergenza rispetto alle richieste dell’industria dei componenti automotive. Più sfumata invece è la posizione delle case produttrici, che temono un aggravio di costi. Nel caso delle lettera aperta di Stellantis e Volkswagen, ad esempio, l’idea di Made in Europe espressa si concentrava su una serie di componenti critiche legate all’elettrificazione dei veicoli.

Le imprese della filiera automotive chiedono di ripristinare equità e condizioni di parità e citano come chiari segnali i dati che emergono dai bilanci commerciali del 2025: «Le importazioni di componenti automobilistici dalla Cina hanno raggiunto gli 8,2 miliardi di euro. Abbiamo assistito a un sorprendente rovesciamento: un surplus commerciale di quasi 7 miliardi di euro appena cinque anni fa si è trasformato in un deficit di 0,7 miliardi di euro» scrivono.

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