
Le battaglie diplomatiche condotte in Europa non sono sufficienti per definire una politica industriale nel settore dell’auto. Dopo lunghi mesi in cui il focus si era spostato sulla revisione delle regole sulla CO2 e sul conseguente stop ai motori termici dal 2035, sembra riemergere questa convinzione nelle file del governo e si torna così a parlare di industria dell’auto anche in chiave nazionale.
Incentivi alla domanda per 1,6 miliardi
La novità arriva dall’ultimo incontro che si è svolto al ministero delle Imprese e del made in Italy ed è l’annuncio che si sarebbe sbloccato, dopo quasi un anno di stallo, il decreto della presidenza del Consiglio che assegnerà al settore 1 miliardo e 600 milioni, tra interventi per l’offerta e misure di incentivazione della domanda. È in sostanza ciò che resta del maxi Fondo automotive che la legge di bilancio di un anno fa aveva prosciugato in gran parte, in modo abbastanza clamoroso, con un taglio di 4 miliardi e 600 milioni. Quel Fondo, che era stato istituito dal governo Draghi con una dotazione fino al 2030, è stato in un certo senso congelato nel corso dello scorso anno. Il Dpcm che avrebbe dovuto sbloccare una nuova tranche, impostato dal ministero delle Imprese, è rimasto indietro nella lista dei provvedimenti che devono ottenere il concerto del ministero dell’Economia. Ma forse ha inciso anche una certa prudenza del governo, interessato a monitorare l’avanzamento degli impegni sugli investimenti in Italia che Stellantis ha assunto al tavolo ministeriale alla fine del 2024.
Numeri Stellantis in miglioramento
L’obiettivo di cui aveva parlato il ministro Urso – 1 milione di veicoli da produrre in Italia entro il 2028 o al più tardi entro il 2030 – è di fatto uscito di scena, cancellato dalla sua stessa irrealizzabilità a fronte di un quadro che – stando all’ultimo report della Fim Cisl – ha visto la produzione di Stellantis nel 2025 in calo del 20% rispetto al 2024 – sotto 380mila unità – e addirittura dimezzata rispetto al 2023. Nell’incontro che si è svolto nei giorni scorsi tuttavia, secondo la lettura di governo, sono giunte indicazioni positive dal gruppo, in termini di produzione, data in risalita grazie alla Fiat 500 ibrida a Mirafiori, e sotto il profilo degli acquisti da componentisti italiani.
Il punto fatto al ministero con Stellantis, e contemporaneamente con tutti gli attori del settore alla fine ha rappresentato una sorta di punto di svolta per annunciare che le risorse del Fondo automotive si stanno ormai sbloccando. Il 75% andrà all’offerta, quindi alla filiera, mediante Accordi per l’innovazione e i contratti di sviluppo. Una quota minore sarà invece riservata a incentivi per la domanda. In particolare, all’ecobonus per i furgoni -con un occhio di riguarda alle produzione Stellantis di Atessa sono destinati 180 milioni. Una novantina andrà a moto, scooter e quadricicli. Mentre per le auto, che avevano già beneficiato della campagna lanciata dal ministero per l’Ambiente con i fondi Pnrr, ci saranno solo 50 milioni per sperimentare il noleggio a lungo termine di modelli elettrici ed ibridi da parte di famiglie a reddito basso.