Il mercato delle console sta attraversando una fase di repricing strutturale. Dopo Microsoft, che maggio 2025 aveva rivisto al rialzo i prezzi delle Xbox – portando la Series X standard a 599 euro in Europa: circa 100 euro in più rispetto al prezzo di lancio – anche Sony ha deciso per un incremento di prezzo, ufficializzato i nuovi listini per il mercato europeo e nordamericano. Dal 2 aprile, PS5 Standard costerà 649,99 euro, la versione Digital Edition 599,99 euro, mentre la PS5 Pro raggiungerà quota 899,99 euro. Aumenta anche PlayStation Portal, il dispositivo per il gioco in remoto, ora fissato a 249,99 euro. Aumenti che mettono in discussione uno dei pilastri su cui l’industria ha costruito la propria crescita negli ultimi trent’anni: la capacità di intercettare un pubblico di massa attraverso un costo dell’hardware relativamente accessibile.
RAM più costose e un mercato sempre meno “di massa”
Il caso PlayStation è emblematico. Lanciata nel 2020 a un prezzo di listino di 400 euro per la versione Digital e 500 euro per quella con lettore ottico, in condizioni normali si troverebbe oggi nella fase discendente della sua curva di prezzo, quella in cui storicamente i listini si riducono in vista della generazione successiva. Invece, a quasi sei anni dall’uscita, il punto di ingresso nella gamma PlayStation costa circa il 30% in più rispetto al debutto. Una soglia che fino a pochi anni fa appariva difficilmente sostenibile per una console domestica.
Sony ha motivato la decisione con le «continue pressioni sul panorama economico globale», attribuendo i rincari all’aumento dei costi di produzione legato alla dinamica dei prezzi delle memorie e di altre componenti critiche. Il fenomeno non riguarda solo il gruppo giapponese. La spinta al rialzo dei prezzi dell’hardware sta emergendo come una tendenza diffusa nell’elettronica di consumo.
La causa strutturale, che interessa l’intera filiera – smartphone e PC compresi – risiede nella fiammata dei prezzi delle memorie DRAM e NAND flash, componenti essenziali tanto per i dispositivi consumer quanto per l’infrastruttura necessaria all’addestramento e all’inferenza dei modelli di intelligenza artificiale. La corsa agli investimenti in AI ha ridotto la disponibilità di questi chip per altri segmenti produttivi, generando pressioni sui costi lungo tutta la catena del valore. A ciò si sommano l’inflazione dei costi di supply chain e l’impatto dei dazi commerciali statunitensi. Sony ha confermato a febbraio 2026 di disporre di scorte sufficienti per l’intero anno, ma ha avviato negoziazioni con i fornitori per garantirsi forniture a più lungo termine.
Gli incrementi decisi dalla casa giapponese hanno ricadute immediate sul consumatore: l’uscita di GTA 6 è attesa per la fine del 2026 e chi vorrà giocarci al lancio su console dovrà acquistare una PS5 ai nuovi prezzi. Ma aprono anche interrogativi sul prezzo di lancio di PS6. Secondo Bloomberg, Sony starebbe valutando di posticipare il debutto della prossima console al 2028 o addirittura al 2029, rispetto alla finestra del 2027 ipotizzata in precedenza. La PS6 dovrebbe integrare circa 30 GB di memoria, quasi il doppio dei 16 GB della PS5. Ai prezzi attuali, quella sola componente potrebbe aggiungere tra 150 e 200 dollari ai costi di produzione. Diversi analisti ritengono che una soglia di mille euro per le console di nuova generazione non sia da escludere.
