Storie Web domenica, Marzo 22

Ad Assisi si chiude nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco, la venerazione pubblica delle spoglie mortali del Santo, patrono d’Italia, Santo protettore degli ultimi. L’evento in un mese ha portato ad Assisi oltre 370mila pellegrini provenienti da tutto il mondo. Uomini e donne, giovani e anziani, bambini e adulti, famiglie e singoli, il popolo di San Francesco ha salutato con gioia, ma anche in raccoglimento, l’ostensione dei resti mortali del Santo. Più di 100mila fedeli hanno partecipato alle oltre 170 celebrazioni nella chiesa superiore della Basilica. Centinaia i volontari e i collaboratori che hanno reso possibile l’evento, al quale hanno partecipato oltre 300 giornalisti di 130 testate nazionali e internazionali. Nella serata dl 22 marzo, al termine del passaggio degli ultimi pellegrini, si terrà un momento riservato ai soli frati: il rito della reposizione delle spoglie mortali del Santo nella cripta della Basilica, gesto che concluderà ufficialmente l’evento.

Fra Moroni, una fraternità riunita intorno a Francesco

«Siamo stati una fraternità riunita attorno a Francesco – ha dichiarato fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento –. Una fraternità di 370mila persone raccolte qui e di molte altre in tutto il mondo. Una fraternità composta e orante, che ha voluto incontrare, nel segno di povere e fragili ossa, tutta la potenza di una vita animata dallo Spirito, che continua a portare frutto. Grazie a tutti quelli che in modi diversi hanno collaborato per pensare, organizzare e gestire un avvenimento che si è realizzato ben oltre la mia immaginazione e le mie aspettative».

Un pellegrinaggio gioioso e raccolto

«Non avevo dubbi che saremmo stati in tanti a incontrare Francesco – ha dichiarato fra Giulio Cesareo, direttore dell’Ufficio comunicazione del Sacro Convento -. Una cosa che invece proprio non mi aspettavo era il modo raccolto e gioioso che ha contraddistinto il pellegrinaggio e la venerazione in Basilica: silenzio, pazienza, cellulari in tasca, eppure ci sono le spoglie di Francesco e gli affreschi di Giotto. L’unica spiegazione per tutto ciò è che nessuno di noi in realtà è venuto a vedere Francesco, ma è lui che – vivo – ci ha chiamati per parlarci nel cuore e nella mente».

Fedeli provenienti da ogni angolo della Terra

I frati del convento hanno sottolineato come questo mese di venerazione sia «stato un tempo di incontri profondi e significativi, vissuti intorno alla figura del Santo. Anche la comunità dei frati del Sacro Convento ha vissuto una ventata di novità e di energia, accogliendo confratelli provenienti da tutta Italia e da Paesi lontani come Brasile, Stati Uniti, Tanzania, India, Corea e del Medio Oriente». L’evento ha segnato anche un’apertura a nuovi linguaggi di comunicazione, come la realizzazione del video musicale dell’inno dell’ostensione, “Su questo colle”. Con L’occasione sono stati anche realizzati importanti interventi nel complesso del Sacro Convento per abbattere le barriere architettoniche e rendere l’esperienza della visita pienamente accessibile a tutti. «L’attenzione all’inclusività – sottolineano i frati – ha permesso di vivere un’esperienza autentica e condivisa, in linea con lo spirito di Francesco, che iniziò il suo cammino di conversione facendosi prossimo ai più fragili, agli ultimi, agli emarginati».

Evento dell’VIII centenario francescano

L’ostensione non è stata un evento isolato, ma parte dell’VIII centenario francescano – che in Basilica ha assunto il motto di “San Francesco vive” – un percorso iniziato lo scorso anno con l’ideazione del calendario 2026 della rivista “San Francesco patrono d’Italia”, intitolato anch’esso “San Francesco vive”. Un cammino nato dalla consapevolezza che Francesco è una presenza ancora viva in mezzo a noi, il seme che, caduto in terra, proprio nel morire – che è metafora del dono di sé – ha portato e continua a portare frutto.

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